Cosa dice il consueto report settimanale della fondazione guidata da Nino Cartabellotta

Il report Gimbe sul Covid dice che i casi scendono
Il report Gimbe sul Covid dice che i casi scendono

In tema di situazione Covid dell’Italia arriva l’allarme della Gimbe per cui i contagi sono in calo ma crescono le persone a rischio di malattia grave: lo dice il consueto report settimanale della fondazione guidata da Nino Cartabellotta. Ecco i passi salienti: negli ultimi sette giorni sono tornati a scendere i casi di Covid-19 in Italia (-15,8%). In calo anche i decessi (24,4%), le terapie intensive (-11%) e i ricoveri ordinari (-14,9%). Il monitoraggio Gimbe in questione è relativo al periodo 24-30 agosto.

Cartabellotta: “La curva è in fase di plateau”

E il presidente Cartabellotta ha detto: “Dopo il rimbalzo della scorsa settimana il numero dei nuovi casi settimanali torna ad assestarsi intorno a quota 149mila, con una media mobile a 7 giorni di oltre 21mila casi al giorno, documentando che da metà agosto, al di là di modeste oscillazioni, la curva è in fase di plateau”. E il decremento è evidente in tutte le regioni dal -3,2% della Basilicata al -32% della Sardegna. E ancora, in 98 province si rileva una diminuzione dei nuovi casi, mentre nelle altre 9 si rileva un incremento (dal +0,3% di Torino al +23,6% di Lecco). E l’incidenza? Quella è sotto i 500 casi per 100.000 abitanti ovunque. Il sunto di Cartabellotta è che “la discesa della quinta ondata si è ormai arrestata, la circolazione virale rimane elevata“.

Crescono le persone a rischio di malattia grave

Poi il Direttore Operativo della Fondazione Marco Mosti spiega: “Sul fronte degli ospedali prosegue il calo dei ricoveri sia in area medica (-14,9%) che in terapia intensiva (-11%)”. C’è però un dato inquietante: è quello per cui dal monitoraggio Gimbe emerge anche l’aumento delle persone a rischio di malattia grave. “Nonostante i ripetuti allarmi, Centaurus sta circolando da tre mesi senza prendere il sopravvento su Omicron 5 e l’European Centre for Disease Control and Prevention la classifica come ‘variante di interesse’ e non ‘di preoccupazione’: è in grado di eludere la risposta immunitaria, ma non ci sono evidenze di una sua maggiore trasmissibilità o gravità clinica”.