Cosa dicono dei politici i capitomboli sul ponte veneziano di Calatrava

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Hp (Photo: Hp)
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Una dei drammi esistenziali più patetici dei politici e dei pubblici amministratori è il senso di inferiorità culturale che li rende preda di ogni trovata dal sapore vagamente artistico, d’avanguardia, di tendenza, moderna, provocatoria, eccetera eccetera, per farsi belli e per dimostrarsi à la page. Perciò fa sì un po’ sorridere ma crea anche un po’ di disappunto la notizia che il Comune di Venezia (sempre che l’occhiuta Soprintendenza non ponga ostacoli) abbia stanziato 500mila euro per rimuovere le lastre di vetro dal Ponte della Costituzione progettato dall’eccelso Santiago Calatrava, e che tante vittime ha mietuto a seguito di capitomboli, scivolate, slittamenti, derapate, tonfi patiti da veneziani doc e turisti.

Quel vetro, infatti, ogni inverno diventava temibile ghiaccio ma anche nelle stagioni più miti la trasparenza nutriva un certo qual timore del vuoto destinato a rovinare e precipitare nell’ansia le visite dei vacanzieri e il passeggio dei cittadini. Non ci voleva molto per capirlo. Ma gli amministratori veneziani, di fronte al nome riverito e illustre dell’archistar Calatrava, non potevano che tacere e inghiottire con vergogna quei pensieri così ostili alla cultura più avanzata e prestigiosa.

Intanto, per anni, signore anziane cadevano, marciatori distratti scivolavano, scarpinatori senza scarpe adatte alla bisogna slittavano e poi si fratturavano dovendo ricorrere alle cure del servizio sanitario nazionale. Quel vetro che si trasformava in ghiaccio era Arte, intoccabile, e ad essere toccate e maltrattate erano semmai le ossa dei malcapitati. Ora, dopo anni, si corre ai ripari. E forse, in futuro, commissionando il progetto di un ponte, i committenti pubblici potrebbero fare un po’ di attenzione e siano un po’ meno subalterni. Ce lo chiede il servizio sanitario nazionale.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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