Cosa pensa Matteo Salvini dell'ipotesi di un governo di scopo Pd-Cinquestelle

alberto ferrigolo

Mentre s'avanza un “lodo Grasso” per uscire dall'Aula e non votare la sfiducia a Conte, con Grillo che si schiera decisamente contro le elezioni, Renzi che propone un governo istituzionale e “di scopo” per il taglio dei parlamentari e poi andare al referendum, ma il segretario del Pd Zingaretti insiste invece sul voto subito, e nel mentre si intrecciano telefonate e assi inedite nello schieramento politico e parlamentare, come scrive il Corriere, Matteo Salvini a la Repubblica - da Catanzaro Lido dov'è in tour - dice di vedere nell'alleanza dell'ultima ora Renzi-Di Maio “il governo dei disperati”, meglio “un film dell'orrore” in quanto “tutti hanno sempre ripetuto che dopo questo governo c'erano solo le elezioni”. Punto.

Quindi il vicepremier e ministro dell'Interno leghista confida in Mattarella affinché “senta la sensibilità del Paese” che un governo Renzi-Di Maio non la recepirebbe questa sensibilità. Ma al cronista che gli obietta che siamo in una Repubblica parlamentare  che un altro governo sarebbe costituzionalmente legittimo ove si trovasse un accordo in Parlamento, Salvini risponde che “in democrazia tutto è legittimo” e che in ogni caso “un governo tra Pd e Cinquestelle non sarebbe certo una fregatura per la Lega, anzi”, ma si secca perché “noi però sette ministeri li abbiamo sacrificati perché ci siamo resi conto che al Paese serviva concludere con l'attuale governo”.

Su Renzi che è orientato a favorire un “governo di scopo”, Salvini ribatte solamente che si tratta “del potere della poltrona”, perché “ditemi una cosa su cui sono d'accordo Renzi e Di Maio…” s'indigna per poi aggiungere: “Rispetto i disperati che non vogliono tornare a lavorare fuori dal Parlamento” ma prima “lo spieghino agli italiani”.

Salvini, poi, non è affatto preoccupato che il Paese possa incorrere nel rischio di dover affrontare un “esercizio provvisorio” sui conti sulla chiusura del bilancio, perché – dice – “io so come tirarlo fuori il Paese. Se si vota in fretta e si fa la manovra in fretta, noi le idee ce le abbiamo ben chiare”. E insiste: “«Si può votare anche prima di fine ottobre. E poi, se le elezioni danno un risultato chiaro, noi la manovra ce l'abbiamo già pronta in testa e poi si dice “piuttosto curioso di una manovra targata Pd-cinquestelle”… ma a lui quel che preme davvero prima di tutto è che si vada presto in Parlamento “e ciascuno dica la sua” e di conseguenza anche “il Presidente Mattarella farà il suo”.

Altre mosse Salvini non ne ha in serbo. “Noi lunedì siamo a Roma”, dice, ma non ha “incontri in agenda”. Né con Di Maio, tantomeno con Mattarella che “ho già incontrato” e “detto quello che penso”. Salvini si dice “tranquillo” e non crede di aver sbagliato la tempistica per ottenere le elezioni, come gli obietta il cronista del quotidiano, perché “l'unica cosa che non possiamo permetterci per i famosi mercati e per la stabilità, è perdere dieci o venti giorni”. Per aspettare cosa, poi? “Se c'è un governo, lo tirino fuori. C'è un esecutivo Pd-Movimento? Lo facciano. Altrimenti si vada subito al voto”. Ma in ogni caso resta tutto “un film dell'orrore”.