Cosa prevedeva l'accordo sul nucleare iraniano

Dalla riduzione del numero delle centrifughe alle ispezioni nei siti militari, ecco i punti chiave dell'accordo sullo sviluppo del nucleare iraniano, raggiunto a Vienna il 14 luglio del 2015.

Da questa intesa, il presidente americano Donald Trump ha annunciato l'uscita l'8 maggio 2018 ripristinando le sanzioni contro l'Iran. In poco più di un anno e mezzo, gli altri firmatari dell'intesa hanno negoziato con Teheran che dall'anno scorso ha avviato una uscita a tappe dagli impegni presi.

Quella di oggi era la quinta fase di disimpegno dall'intesa, l'uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani ha portato Teheran ad accelerare l'uscita.

CENTRIFUGHE E ARRICCHIMENTO URANIO: L'Iran si impegnava a ridurre il numero delle centrifughe da 19mila a 5.060, impegnandosi a mantenere questo livello per 10 anni. L'arricchimento dell'uranio è prevista solo nella struttura di Natanz. A Fordow - il sito costruito in una montagna per prevenire eventuali attacchi - ne erano rimaste altre 1.044 ma non erano state più usate per l'arricchimento dell'uranio fino a pochi mesi fa. Teheran ha inoltre accettato una moratoria di 15 anni sull'arricchimento dell'uranio al di sopra del 3,67%; per lo stesso periodo di tempo non conserverà più di 300 chili di uranio a basso livello di arricchimento.

ISPEZIONI NEI SITI: Era una delle 'linee rosse' per l'ayatollah Ali Khamenei. In base all'accordo, le ispezioni nei siti non sono automatiche né immediate. Il meccanismo prevede che Teheran possa appellarsi a un tavolo arbitrale composto da rappresentanti del proprio Paese e del 5+1, che votano a maggioranza.

SANZIONI: Non appena l'Aiea certifica l'implementazione dell'accordo da parte dell'Iran, verranno revocate tutte le sanzioni Onu, Usa e Ue contro Teheran. Se l'intesa sarà violata, è previsto che le sanzioni rientrino in vigore entro 65 giorni

EMBARGO SULLE ARMI: L'embargo sulle armi vige fino al 2020; otto anni in caso di tecnologia legata ai missili balistici.