Cosa rischia l'industria del turismo italiana a causa del coronavirus

Silvia Inghirami

L'epidemia di coronavirus sta causando forte preoccupazione nell'industria italiana del turismo, che negli ultimi anni ha potuto contare su un crescente flusso di arrivi dalla Cina. A lanciare l'allarme sono le associazioni del settore come Assoturismo e Federalberghi, il cui presidente, Bernabò Bocca, chiede di aprire subito un tavolo di crisi per il settore.

Secondo Bocca il governo non può ignorare le gravi conseguenze economiche dell'epidemia di coronavirus sulle imprese del settore. "Abbiamo già sopportato danni ingenti dal fallimento di Thomas Cook - afferma Bocca, intervistato dall'AGI - ora il coronavirus metterà in ginocchio tanti operatori che stanno registrando le cancellazioni di viaggi dalla Cina e che devono restituire gli anticipi ai tour operator cinesi".

Un danno d'immagine

Lo scorso febbraio - sottolinea Bocca - gli arrivi dalla Cina furono circa 500 mila e quest'anno il numero sarebbe stato decisamente maggiore, considerato lo sviluppo impetuoso del turismo nel Paese asiatico. "I cinesi viaggiano molto nel periodo del Capodanno cinese e la destinazione preferita è per lo shopping Milano, che è quindi la città più colpita in questo momento; seguono Roma, Firenze, Venezia".

La preoccupazione degli imprenditori - fa notare Bocca - è il "danno di immagine" che potrebbe ricadere anche sul turismo proveniente dagli Stati Uniti: "Se gli americani vedono foto e video di immagini con italiani con le mascherine rinunceranno a venire. I numeri delle cancellazioni allora potrebbero decuplicarsi. Il coronavirus è naturalmente una cosa seria che va monitorata ma bisogna stare attenti alla comunicazione. La situazione va gestita senza drammatizzare, con sangue freddo".

Bocca ricorda quindi che l'epidemia di Sars bloccò per circa un anno il turismo internazionale: un danno che gli operatori sperano di non dover nuovamente subire. "Ma il coronavirus ha una mortalità molto inferiore alla Sars e - conclude il presidente di Federalberghi - in Italia non viviamo una situazione di pericolo, non siamo in Cina".

"Evitare la caccia alle streghe"

L'epidemia di coronavirus "indubbiamente comporterà una riduzione delle presenze turistiche", afferma all'AGI il presidente di Assoturismo, Vittorio Messina, secondo cui vi saranno conseguenze economiche per il settore, dal momento che "il turismo cinese prende sempre maggiore significato". "Dati ancora non ci sono - spiega - ma siamo certi che ci sarà un calo, almeno per i prossimi 6 mesi, finché non sarà trovato un antidoto al virus influenzale". La preoccupazione di Messina non è pero' tanto per le possibili disdette, quanto per la tutela di operatori e dipendenti: "La salute dei turisti e di chi lavora viene prima dell'aspetto economico". Ma secondo il presidente di Assoturismo "poiché il sistema turistico-ricettivo ora è in trincea, è necessario che gli addetti vengano adeguatamente informati". 

"In questo momento - prosegue Messina - gli operatori sono lasciati alla loro professionalità ma probabilmente qualche istruzione in più su come trattare eventuali casi sospetti e su come muoversi potrebbe tornare utile. Siamo di fronte a un'emergenza sanitaria e c'è tutta la nostra comprensione. Non possiamo lamentarci con nessuno ma se il ministero della Salute mandasse qualche informazione in più alle strutture contribuirebbe a dare serenità e a riportare nel'alveo della razionalità il rischio dell'epidemia, facendo sì che le persone non siano terrorizzate".

Per Messina è importante evitare che si arrivi ad "una sorta di caccia alle streghe": "ieri sui siti online è finito un hotel di Palermo per cui era scattato un allarme poi rientrato. L'albergatore ha attivato il protocollo con tempestività e i sanitari sono intervenuti verificando che non sussisteva alcun rischio. Bisogna ricordare - conclude - che si tratta di questioni da trattare con estrema delicatezza"