Cosa sta emergendo dal Sinodo sull'Amazzonia in corso in Vaticano

È una questione di ricadute. Così come abbiamo ottenuto dagli esperimenti degli astronauti della Nasa le lenti antigraffio, i termometri auricolari, gli strumenti senza fili, i filtri per l'acqua da rubinetto (con gli astronauti che devono riciclare e ripulire l'acqua già utilizzata nel volo) ma anche i navigatori satellitari e la schiuma a effetto memoria di poliuretano dei nostri materassi, la Chiesa Cattolica guarda alle comunità di frontiera dell'Amazzonia come a un laboratorio per la sua sopravvivenza. E suggerisce al mondo intero di aguzzare lo sguardo e fare lo stesso.

E' questo in effetti il messaggio che arriva dal Sinodo Speciale per l'Amazzonia, che si concluderà alla fine della settimana, celebrato a Roma per sottolineare che l'intera Chiesa Cattolica è coinvolta nelle sfide di una regione certamente periferica ma "le cui questioni umane, ecologiche, sociali ed economiche hanno un impatto sull'umanità", come ha detto il segretario di Stato Pietro Parolin.  

Il cardinale ha anche ricordato che il mondo ha bisogno di "un'ecologia integrale e di uno sviluppo integrale, che mantengano un equilibrio tra l'uso responsabile delle foreste per lo sviluppo economico e sociale e la protezione e conservazione delle stesse per il bene di quanti dipendono da loro e se ne prendono cura, e per il bene dell'umanità e delle generazioni future", così come "ha necessità di un approccio integrato, multilaterale, che combatta la povertà e restituisca dignità agli esclusi, e al tempo stesso protegga questo dono prezioso, indispensabile e a rischio".

L'Amazzonia rappresenta dunque per la Chiesa un "laboratorio politico" che spinge a una rinnovata presa di coscienza dei cattolici contro i rischi del capitalismo, i cui effetti più violenti si manifestano in modo sconvolgente in quel luogo concreto, dove "le sofferenze dei popoli amazzonici derivano - ha ben sintetizzato Vatican News - da uno stile di vita imperiale, in cui la vita è considerata semplice merce e le disuguaglianze finiscono per essere sempre più rafforzate". Mentre, "i popoli indigeni possono aiutare a comprendere l'interconnessione delle cose manifestando che la cooperazione a livello mondiale è possibile ed è urgente".

Ed un laboratorio ecclesiale, perché l'enorme sproporzione che vi è tra clero e fedeli impone che vi si sperimentino nuove forme ministeriali, che in particolare valorizzano le donne, fino all'ipotesi, che sta prendendo corpo, dell'ordinazione sacerdotale dei "viri probati", ovvero uomini adulti, sposati e di sicura fede, cui affidare la celebrazione dei sacramenti in territori che il sacerdote più vicino attualmente fatica a visitare una o due volte all'anno.  

L'Italia, culturalmente e geograficamente lontanissima dall'Amazzonia, sembra aver colto questo messaggio, come testimoniano il magistero di alcuni vescovi e l'impegno conseguente di organismi laicali come Rinascita Cristiana, e le Comunità "Laudato si'", promosse dal vescovo di Rieti Domenico Pompili insieme a Carlo Petrini, fondatore e animatore di Slow Food. Entrambi Papa Francesco li ha voluti nominare nel Sinodo perché stanno lanciando le comunità “Laudato Si'” nelle città, nei quartieri, nelle piccole realtà italiane, come opportunità di rielaborazione del pensiero e diffusione delle prassi proposte dal Pontefice, e quale contributo alla conoscenza e alla diffusione dei messaggi dell'enciclica verde di Bergoglio dentro e fuori le comunità cristiane. E Francesco ha voluto anche il presidente dell'associazione dei giornalisti ecologisti Greenaccord, Alfonso Cauteruccio, con il vescovo di Frosinone Ambrogio Spreafico che ne sostiene le iniziative.

La questione dei rifiuti della Capitale e gli alberi piantati nelle Marche dal vescovo D'Ercole

A prendere molto sul serio il grido d'allarme che arriva dal Sinodo è in particolare la diocesi di Ascoli Piceno, il cui vescovo Giovanni D'Ercole domenica scorsa ha fatto leggere in tutte le parrocchie il seguente massaggio: “Il rispetto del creato con la promozione di un'educazione ecologica integrale costituisce un pressante invito di Papa Francesco e una riflessione ampiamente sollecitata anche dal Sinodo sull'Amazzonia che si tiene in Vaticano in questo mese.

Non possiamo non lasciarci provocare dall'urgenza di rispettare la natura verso la quale l'uomo non può comportarsi da padrone ma da custode responsabile. Senza questa coscienza condivisa da tutti, il futuro del mondo sarà sempre più a rischio. Cresce per questo, specialmente fra le nuove generazioni, il desiderio pressante di salvaguardare il creato per impedire il perpetuarsi di cataclismi climatici e dissesti territoriali con gravi danni per le persone, gli animali, l'agricoltura e le abitazioni. Occorre creare una comune coscienza di essere insieme responsabili del bene di tutti.

Come piccolo ma significativo gesto di condivisione e segno concreto di impegno a custodire, proteggere e amare il creato, dono di Dio agli uomini da rispettare con amore, invito i ragazzi che quest'anno hanno fatto o faranno la cresima a piantare un albero". "L'organizzazione concreta di questa iniziativa verrà meglio definita con l'indicazione del territorio dove piantare gli alberi. La proposta potrebbe estendersi ad altri momenti significativi della vita delle persone e delle comunità come i battesimi, le prime comunioni e altre circostanze che segnano il cammino delle comunità ecclesiali”.

Nella zona di Ascoli arrivano da Roma i rifiuti da smaltire nell'impianto di Relluce nella frazione di Campolungo (AP) e nei giorni scorsi il vescovo D'Ercole ha espresso la sua opinione a riguardo. “Svolgendo proprio in questi giorni la Visita Pastorale nei Comuni della Vallata del Tronto, non posso non percepire il disagio dei Sindaci e delle loro popolazioni che insistono sull'area della discarica di Relluce in merito al paventato arrivo dei rifiuti da Roma (che tra l'altro arriverebbero in un'area già tartassata da miasmi e problemi conseguenti e a causa di una grave cattiva gestione del problema rifiuti di un altro territorio).

Nell'esprimere solidarietà, ritengo altresì ribadire che è necessario un cambio di cultura per promuovere la raccolta differenziata e il riciclo in modo da trasformare il problema spazzatura da smaltimento rifiuti in risorsa e maturi sempre di più uno stile di vita che riduca gli sprechi nel rispetto della natura in linea con i temi che proprio in questi giorni saranno trattati durante il Sinodo sull'Amazzonia che sta iniziando in Vaticano”.

La ministerialità femminile e l'obiezione di coscienza alle armi nel magistero dell'arcivescovo di Ferrara Perego

Al Sinodo per l'Amazzonia si è riferito anche l'arcivescovo di Ferrara Giancarlo Perego,rilanciando per la sua arcidiocesi l'idea di "Maria, donna, sposa, madre è modello di una Chiesa Madre, ma anche modello del femminile nella vita della Chiesa e della società che, fin dai primi secoli della storia del cristianesimo, ha favorito il riconoscimento della dignità della donna". "La Madonna delle Grazie è la Madonna del popolo che oggi celebriamo solennemente", ha detto il presule manifestando la propria approvazione a quanto proposto in questi giorni dal Sinodo sull'Amazzonia riguardo alla ministerialità femminile da promuovere nella Chiesa.

L'esempio da seguire, ha spiegato, è quello di tante donne cristiane dedite nel mondo "all'assistenza ai malati e agli anziani, ma anche a un'educazione familiare, prima sociale e poi politica, che ha reso le donne protagoniste nella vita della città, dalla nascita del sindacato, alla Resistenza al diritto al voto". "Il Concilio Vaticano II e il post-Concilio hanno valorizzato una partecipazione e una ministerialità di fatto delle donne in ambito liturgico, teologico, catechistico e caritativo, che hanno aperto - ha concluso monsignor Perego - una nuova riflessione anche sui carismi delle donne e su una ministerialità istituita, oggetto anche del Sinodo sull'Amazzonia in corso, voluto da Papa Francesco, e già proposta anche nell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium". 

Perego ha anche indicato nella sua Lettera pastorale pubblicata nei giorni scorsi due figure come esempi da seguire per i cristiani di oggi: Giuseppe Lazzati e don Primo Mazzolari. Dello storico rettore della Cattolica ha riproposto l'idea “della città dell'uomo a misura d'uomo agostinianamente prospettata, che si muove dentro una teologia delle realtà terrestri, che riconosce nella città un luogo fondamentale di verifica della teoria della prassi cristiana". Ricordando che Lazzati amava dire: ciò che conta per ogni cristiano è “costruire la giustizia, rinnovare il mondo e poi andare in Paradiso”.

E di don Mazzolari ha citato soprattutto "l'obiezione di coscienza alle armi" come valore cristiano da seguire. "Mazzolari rilegge, alla luce della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, il suo primo interventismo e patriottismo, per sposare con audacia e tenacia - spiega l'arcivescovo di Ferrara - la scelta dell'obiezione di coscienza alle armi, che “come cristiani, dovremmo essere davanti nello sforzo comune verso la pace. Davanti per vocazione, non per paura opponendoci a militari, politici e banchieri che sono i signori della guerra. “Alcuni diranno – spiegava Mazzolari – che la nostra tesi sarà sfruttata dai comunisti. Noi crediamo che non sia una ragione valida tacere una cosa che si sente di dover dire perché può servire la tesi avversaria…Ognuno vede con l'occhio che ha, per cui tutto è ‘pervertibile', come tutto è ‘convertibile'".

L'impegno in Italia dei laici di Rinascita Cristiana in sintonia con il Sinodo per l'Amazzonia

In linea con le indicazioni del Sinodo per l'Amazzonia sull'urgenza di trovare nuovi cammini per la Chiesa, Rinascita Cristiana, movimento d'impegno sociale e culturale, invita a "superare difficoltà e scoraggiamento e per provare a rinnovare la capacità di annuncio in vista di un futuro possibile per tutti". "La fede - ha osservato Francesca Sacchi Lodispoto, segretaria nazionale di Rinascita Cristiana - è sempre più relegata nell'ambito del privato se non della devozione magica" mentre deve essere "una scelta che coinvolge tutti gli aspetti della nostra vita".

Come riafferma il Piano di lavoro presentato da Rinascita durante il Convegno nazionale dei responsabili di città e degli animatori sul tema: “La fede tra privato e pubblico: una strada da percorrere insieme”, che lo scopo "non  tanto di rinverdire espressioni antiche di fede o riconsiderare un 'ritorno al sacro', ma piuttosto dare voce ad un modo di pensare, di vivere e di decidere alternativo, in sintonia con la vita e le scelte di Cristo che nella sua vita pubblica ha predicato il Regno di Dio e lo ha mostrato con gesti e segni a vantaggio degli ultimi; le prime comunità cristiane hanno fatto proprio questo stile di vita e ne hanno fatto fermento di cambiamento per tutta la società".

"C'è bisogno di un'Italia forte, laica e che si esprima", ha confermato intervenendo al Convegno il vescovo di Fiesole e vicepresidente della Cei, Mario Meini. "I laici cattolici - ha auspicato - siano laici che esercitino le loro professionalità impegnati con entusiasmo". Affrontando il tema dell'evangelizzazione oggi, il presule ha poi sottolineato che "non c'è una tecnica ma l'annuncio è sempre una conseguenza dell'incontro con Cristo che ci rinnova. Ed è l'unità della Chiesa che rende credibile l'annuncio". 

Sull'importanza di una testimonianza anche pubblica della fede ha insistito pure il gesuita Giuseppe Riggio, caporedattore della rivista Aggiornamenti Sociali, che ha denunciato "una povertà della dimensione comunitaria della vita di chiesa" e l'attuale "svuotamento" dell'associazionismo cattolico. "Le comunità sono spesso fragili se non inconsistenti, e tenute insieme da interessi". Secondo il gesuita, oggi "una pluralità di appartenenza può essere arricchente ma non può essere acritica". "La Chiesa - ha aggiunto - non deve essere considerata come un app o un erogatore di servizi. Non deve occupare spazi ma aprire processi, non è una setta, e tutto ciò che va nell'ottica dì una chiusura identitaria non è accettabile. Si tratta in definitiva di riconoscere che non c'è un pensiero unico".