Cosa sta succedendo in Libano? La thawra spiegata da un italo-libanese

Libano, thawra

Da Beirut a Tripoli fino a Sidone e Nabatiyeh: due milioni e mezzo di persone sono scese lungo le strade del paese levantino, unite nella mobilitazione di massa contro il governo. Il Libano è da giorni in subbuglio, ma cosa sta succedendo esattamente? “La situazione è sensibile, l’economia è al limite e l’aumento delle tasse non ha sortito alcun effetto sulle previsioni del miglioramento della qualità della vita, al contrario la realtà è in netto peggioramento” ci riferisce Omar, un italo-libanese residente nella capitale.

Cosa sta succedendo in Libano

La verità è che quei moti rivoluzionari e silenziosi che erano partiti nel mese di settembre si sono amplificati grazie all’eco causata dall’ennesima proposta di tassazione da parte del governo di Saʿd Ḥarīrī. Dal ministero delle telecomunicazioni balenava l’idea di imporre un’imposta sul servizio di messaggistica istantanea che, oramai, tutti su questa terra utilizzano: quello di un’applicazione meglio nota come “Whatsapp“. E fu così che quel terzultimo giovedì di ottobre cadde la goccia che fece traboccare il vaso del popolo.

Beirut, proteste in Libano

La “Tahwra”

Da Beirut Omar ci racconta che “Per la prima volta tutti libanesi sono uniti, senza vincoli religiosi o politici. Siamo tutti in piazza per rivendicare i nostri diritti, in una protesta non-stop che ha bloccato il paese da giorni. L’obiettivo? Punire i deputati, tutti i corrotti che hanno massacrato questo paese, quelli che hanno rubato e che rubano dai tempi della guerra civile”. Banche, scuole e università sono chiuse: questa è quella che i libanesi chiamano “thawra” letteralmente “rivoluzione“. Una protesta che si leva all’unisono attraverso lo slogan “Tutti, vuol dire tutti”.

Corruzione in Libano

Si pretende un cambiamento radicale del sistema istituzionale che ad oggi è basato su quello che si definisce “consociativismo confessionale” la madre di tutte le logiche clientelari, la causa di una diffusa corruzione. “Il governo si deve dimettere” gridano dalla Piazza dei Martiri nelle capitale, un sonoro “no” al pacchetto delle riforme proposto dall’esecutivo. “Dopo le tasse sul commercio e la svalutazione della lira libanese sul dollaro siamo giunti alla massima saturazione. Come andrà a finire? Nessuno lo sa”.