Cosa succede ai processi di mafia se si abolisce l'ergastolo ostativo

simona olleni

Potrebbe arrivare già martedì prossimo la decisione della Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell'uomo sull'ergastolo ostativo: un verdetto che - come esposto anche nell'incontro avuto ieri con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio alla Farnesina, dopo la conferenza stampa sul decreto rimpatri - preoccupa il Guardasigilli Alfonso Bonafede, il quale considera fondamentale l'ergastolo ostativo e teme conseguenze sulle politiche antimafia e antiterrorismo. 

Il 13 giugno scorso, con una sentenza adottata a maggioranza, la Corte europea di Strasburgo ha censurato per violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo - che vieta "trattamenti inumani e degradanti" - l'istituto dell'ergastolo ostativo, con il quale si prevede che per chi è condannato al carcere a vita per reati di mafia e terrorismo e non collabora con la giustizia non possano esserci benefici penitenziari, quali la libertà condizionale.

Il caso in esame riguardava Marcello Viola, un ergastolano condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, sequestro di persona, omicidio e possesso illegale di armi. I giudici della Corte europea avevano sollecitato, con la loro pronuncia, una riforma dell'ergastolo ostativo.

Dal Governo italiano, quindi, è arrivata la richiesta di rinvio alla Grande Chambre, sottoposta ora al vaglio di ammissibilità: nella sua istanza, il Governo ricorda come il fenomeno mafioso sia la principale minaccia alla sicurezza non solo italiana, ma europea e internazionale, e sottolinea che l'ergastolo ostativo è stato dichiarato più volte conforma ai principi costituzionali dalla Consulta.

In Italia oggi ci sono 957 ergastolani per crimini di mafia, mentre sono 1.150 i collaboratori di giustizia e 4.592 i soggetti (compresi i familiari) sotto protezione. In un anno (2017-2018) 111 membri di associazioni mafiose e 7 testimoni hanno scelto di collaborare.

Eliminare l'ergastolo ostativo per mafiosi e terroristi, possibile effetto della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo attesa tra due giorni, rischia "di far realizzare alle organizzazioni mafiose un obiettivo per loro fondamentale", e sarebbe "un passo indietro complessivo nel sistema di contrasto alle organizzazioni criminali". Lo sottolinea Nino Di Matteo, pm della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, in un'intervista al Fatto Quotidiano.

"Chi conosce storicamente Cosa Nostra - ricorda - sa bene che l'unica vera preoccupazione per i mafiosi è proprio l'ergastolo, inteso come effettiva reclusione senza alcuna possibilità di accedere ai benefici". Sin dai tempi del maxi-processo: "Da allora in poi l'abrogazione dell'ergastolo o comunque l'attenuazione attraverso la concessione di benefici è uno degli scopi criminali più alti delle organizzazioni mafiose. Ne abbiamo avuto prova in molti processi".

Non a caso "attenuazione dell'ergastolo e 41-bis - sottolinea Di Matteo - come provato da dichiarazioni concordanti di collaboratori di giustizia e da intercettazioni erano i punti principali del cosiddetto 'papello' di richieste che Totò Riina fece avere allo Stato subito dopo la strage di Capaci". Strategia proseguita anche in tempi recenti: "Attenuare la portata dell'ergastolo costituisce un chiodo fisso nei vertici dell'organizzazione".

Per Di Matteo con l'eliminazione dell'ergastolo ostativo salirebbe il rischio "che i capimafia ergastolani continuino a comandare e sarebbe un segnale di possibile riaffermazione anche simbolica del loro potere".