Cosa succederà per Bersani se in Emilia Romagna dovesse vincere Salvini

alberto ferrigolo

“L'elettorato grillino ha in mano una bella responsabilità. È indecente che una regione che vale più di un governo venga presa in ostaggio per una resa dei conti nazionale”. Pierluigi Bersani, già segretario del Pd, poi uscito e ora in via di riavvicinamento, racconta in un'intervista al Corriere della Sera di essere già in campagna elettorale a difesa della sua Emilia-Romagna. “Scarpinerò alla grande”, dice. Nutrre fiducia sull'esito del voto mas confessa che "però la gara è dura" per salvare la regione da Salvini. “Nel mondo - osserva - c' è un'onda di destra che in Italia assume caratteristiche pericolosamente regressive”.

Per questo Bersani non si dà pace che uno come Luigi Di Maio, capo politico dei 5 Stelle, coltivi “questa balzana idea che si possa fare da soli, restando ciascuno a casa sua”. Invece? “Invece bisogna creare una novità che faccia dire ‘non sono il Pd , la sinistra e il M5S di prima'”. Ovvero? Ovvero, Bersani propone “una fase costituente” attraverso la quale poter consentire, “senza abiure, di aggregare forze e costruire una piattaforma nuova, che dica dei sì su lavoro, ambiente, fisco”.

Per questo l'ex segretario Dem ed anche ex ministro, lancia un suo personale appello al leader 5 Stelle: “Caro Di Maio – gli dice – la destra ha usato il governo co n i 5 Stelle come sgabello, ma adesso non ne avrà più bisogno. Immaginarsi nel solipsismo assomiglia a un cupio dissolvi. Che siano da soli, che siano in compagnia della destra o della sinistra, i 5 Stelle nelle elezioni amministrative hanno un problema piuttosto serio. E dire “saremo l'ago della bilancia” non porta lontano”.

All'idea di perdere l'Emilia-Romagna, Bersani non ci vuole nemmeno pensare e neanche parlare, perché “sarebbe chiudere bottega di una delle sale macchine del riformismo” in quanto “il livello di civilizzazione raggiunto in Emilia-Romagna, per via carsica è risbucato in tutto il Paese e dunque tutto quello che si può fare in termini di alleanze bisogna farlo”. Anche perché, aggiunge, “la sinistra deve ricordare che i risultati innegabili di quella regione sono il frutto di una specializzazione nel coraggio del cambiamento, che persino la destra ci riconosce”.

Quanto alla promessa di Zingaretti di rifondare il Pd, Bersani osserva di non aver ben capito se il segretario “stia parlando al Pd o a un campo più largo” e comunque in un caso e nell'altro “non vedo chiari i contenuti” della sua proposta dice. E poi, osserva, “ci sono ambiguità che meritano un chiarimento”, come per esempio dire “qual è la riga politica che si pensa di tirare tra il Pd e l'imbarcadero di Renzi? Ricordiamoci – chiosa – che il vaffa i 5Stelle lo diedero al Pd”. Quindi, ribadisce Bersani, “per muovere le cose bisogna mettere giù una piattaforma nuova, una federazione delle sinistre, un soggetto del lavoro e dell'ambiente”.

Ma in questa nuova federazione c'è spazio anche per Renzi? Alla domanda l'ex segretario dem risponde dicendo che “Renzi farà quel che vorrà”, però “il tema è se accetta di tirar e una riga su tutte le ubbie centriste che non esistono nel corpo del Paese. Nel mondo adesso chi insegue un centro che non c'è si trova a destra, si trova a dir e ‘no alle tasse' anziché ‘no all'evasione fiscale per pagare meno'”. Per Bersani il ministro Gualtieri, per esempio, “ha fatto un buon lavoro”, meglio “un miracolo, non credevo”, dice, anche perché “il governo che toglie 26 miliardi di tasse pronte a scattare, ne mette 5 e passa come il governo delle tasse, beh ragazzi, ci vuole un fisico bestiale”, chiosa.

E Conte? Quale voto? “Ben più della sufficienza, è un punto di equilibrio in una situazione difficile”. E la foto di Narni? “Un po' posticcia, il simbolo di una fusione fredda”. Ma l'esito umbro era “annunciatissimo” perché “dal 2014 noi le roccaforti le abbiamo perse tutte”, dice Bersani che ancora una volta non si dà pace in quanto da quella sconfitta il problema “è ancora non aver trovato il bandolo per reagire”