Cosa succede se l’Italia non indica il Commissario europeo

(Photo by Alberto Pezzali/NurPhoto via Getty Images)

A poche ore dalla scadenza del termine - le mezzanotte di oggi, 26 agosto - l’Italia non ha indicato alcun candidato per la carica di commissario chiamato a far parte della nuova Commissione Europea, cioè l’organo di governo dell’Unione, che sarà presieduta da Ursula von der Leyen ed entrerà in carica il 1° novembre 2019. Secondo i trattati continentali, la commissione deve essere costituita da 28 membri, uno per ogni paese dell’Unione. La principale ragione dell’inerzia italiana è la crisi di governo, la cui soluzione è appesa alle difficili trattative in corso in queste ore da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.

Se le trattative non arrivassero ad alcuna soluzione, a indicare il nome del commissario sarà l’esecutivo istituzionale che governerà l’Italia fino alle prossime elezioni. Ciò nulla toglie all’eccezionalità del caso, poiché in passato - secondo fonti della Commissione Europea - altri paesi in crisi politica (Austria e Belgio) avevano comunque fatto il nome di competenza.

Il termine che scade oggi non comporta vincoli legali, ma i tempi sono decisamente stretti. La presidente von der Leyen comincerà ii colloqui ufficiali questa settimana, mentre tra la fine nell’ultima settimana di settembre e nella prima di ottobre si terranno le audizioni al Parlamento Europeo. Nella plenaria in programma tra il 21 e il 24 ottobre la commissione dovrà ottenere la fiducia dell’assemblea. Nominare per tempo il candidato significa metterlo in condizione di incontrare la presidente e discutere i termini della propria delega, per i quali contano fattori: dal peso specifico del paese all’interno dell’Unione alla famiglia politica del candidato e al suo spessore, la sua età, se sia maschio o femmina, e via dicendo.

Il ritardo in cui versa l’Italia, a fronte di altri paesi in fase avanzata di trattativa per ottenere questa o quella poltrona, rischia di essere determinante nel vedersi assegnato un ruolo di poco rilievo. Va comunque detto che già prima, essendo le forze di governo - Lega e 5 Stelle - lontane da chi in Europa ha la maggioranza e che quindi gestirà la legislazione che verrà,

si paventava per l’Italia un incarico poco rilevante. E’ probabile che un candidato del Pd, che per inciso esprime il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli - aiuti a guadagnare il rilievo necessario, visto il chiaro europeismo del partito italiano. Se però, fallendo le trattative per il governo in Italia, non ci fosse un esecutivo politico, il profilo del commissario sarebbe quasi certamente tecnico.