Cosa succede tra Cina e Cambogia? Esodo cinesi, Pechino minimizza

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Roma, 19 set. (askanews) - Qualcosa sta succedendo tra Cina e Cambogia, ma non c'è accordo su cosa. Perché secondo diversi media, decine di migliaia di cinesi - c'è chi dice oltre 100mila - hanno lasciato il paese del Sudest asiatico in fretta e furia, mentre Pechino ridimensiona, parlando di una cifra che va tra 3mila e 5mila.

Ma perché questa fuga? Tutto è cominciato il 18 agosto, quando l'autoritario primo ministro cambogiano Hun Sen ha emesso una nuova direttiva che vieta il gioco d'azzardo online e le slot machine che, a suo dire, sono responsabili di molti crimini internazionali. Inoltre, questi giochi a dire del capo di governo sono truccati e coloro che perdono e accumulano debiti di gioco, vengono poi minacciati.

"Alcuni stranieri hanno usato questa forma di gioco d'azzardo per truffare le vittime dentro e fuori il paese", ha affermato il primo ministro, secondo quanto ha scritto la stampa locale. "Il Governo reale - haq proseguito - ha deciso di fermare l'emissione di licenze per tali operazioni dentoe fuori il Regno con effetto immediato".

Questo, in tre settimane, avrebbe provocato un esodo di oltre 140mila cinesi (ma continua anche un sostenuto arrivo nel paese). E questo esodo continua a crescere. Tuttavia, il Global Times, un giornale del Partito comunista cinese, ha ridimensionato la portata dell'esodo, parlando di circa "3mila-5mila" partenze, ammettendo che queste sono prevalentemente collegate al divieto per il gioco d'azzardo online.

"Io penso che la misura del governo di vietare il gioco d'azzardo online aiuterà a ridurre il numero dei crimini perché alcuni cittadini cinesi sono coinvolti in reati come il rapimento e l'estorsione", ha commentato Gen Vanthan dell'Immigrazione cambogiana.

Recentemente alcuni casi hanno fatto scalpore: casi di rapimenti di cittadini cinesi che avevano contratto debiti di gioco, per ottenere un riscatto dai familiari degli stessi. A effettuare questi sequestri di persona, cittadini cinesi a loro volta. Bisogna ricordare che in Cina il gioco d'azzardo è vietato e, quindi, i cinesi che vogliano provare questa ebbrezza devono uscire fuori del paese o recarsi a Macao, che è una regione autonoma.

Il centro del gioco d'azzardo in Cambogia è Sihanoukville, dove molti imprenditori cinesi del settore hanno investito fortemente e dove si recano centinaia di migliaia di cinesi ogni anno per lavorare in un settore tanto redditizio quanto opaco e spesso contiguo alle attività criminali.

Secondo le autorità di polizia cambogiane, nel paese vivono in pianta stabile 250mila cinesi. Centomila circa sono a Sihanoukville, dove sono collocati 91 dei 163 casinò del paese. Attorno a questi è sorta un'industria dell'accoglienza e dell'intrattenimento: hotel, bar, ristoranti e sale massaggio. Oltre il 90 per cento di queste attività sono di proprietà di cittadini cinesi.

Secondo il ministero dell'Interno cambogiano, finora oltre 3mila cittadini cinesi sono stati espulsi o estradati in Cina, perché sospettati di aver commesso reati.

Hun Sen ha ordinato alle autorità di eliminare tutte le sale da gioco entro la fine dell'anno, sostenendo che la Cambogia vuole turismo, non gioco d'azzardo.

La Cina ha ufficialmente dato sostegno all'iniziativa di Hun Sen. "Noi crediamo che aiuterà a proteggere gli interessi del popolo cambogiano e cinese"; ha detto Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri. "Aiuterà anche - ha continuato a rafforzare la cooperazione di giustizia e le relazioni amichevoli". D'altronde Pechino ha anche chiesto alle Filippine di chiudere la sua industria del gioco. L'ha fatto lo stesso presidente Xi Jinping, ma il fumantino leader di Manila, Rodrigo Duterte, gli ha cordialmente risposto picche.

Secondo i media cambogiani, l'azione contro i casinò e le sale gioco è decisa e recentemente a Sihanoukville sono stati buttati giù 14 nuovi edifici, compresi alcuni hotel casinò.Ma gli operatori di settore non sono così convinti che poi, nella conversione in legge, il divieto sarà così duro. "Penso che al momento sia solo un comunicato stampa", ha detto George Lazenby, general manager della Jin Bei Holding, al Nikkei Asian review. La società ha ottenuto il mese scorso un permesso e inizierà a operare a Sihanoukville questo mese. "Io penso - ha continuato - che ci sia un po' di confusione su come la legge sarà applicata. Comunque ci sono molte persone che hanno investito in questo paese e loro non vogliono perderle".