Cose da vedere (e sentire)/5: La mostra "Amazônia" di Salgado al Maxxi

·1 minuto per la lettura
Hp (Photo: Hp)
Hp (Photo: Hp)

Ci sono mille ragioni per amare il grande fotografo Sebastião Salgado, di cui oggi il Maxxi di Roma inaugura meritoriamente la mostra “Amazônia”, con oltre 200 opere accompagnate dai suoni e dai rumori della foresta amazzonica: una sintesi geniale di immagini e sonorità.

Intanto, ragione fondamentale, la meraviglia estetica, la qualità singolare delle sue fotografie collaudata e affinata in decenni di realizzazioni artistiche, certo. Ma poi la tenacia, il metterci un sacco di tempo, un tempo senza limite, per centrare il suo bersaglio conoscitivo, contro la frettolosità. E poi la determinazione e la curiosità di battere sentieri nascosti, non illuminati dal demone dell’istantaneità mediatica. E poi la gerarchia mentale che coglie ciò che è importante, anche se apparentemente marginale, sottraendolo alla gabbia del superfluo e dell’effimero. E poi questa passione per far conoscere la cosa, ideando, come in questo caso per la mostra del Maxxi sull’Amazzonia, nuovi metodi, a cominciare dalla fusione di suoni e immagini, per penetrare con maggior precisione il lato segreto (e affascinante) delle cose. Poi, certo, anche la passione ideale, ma la passione ideale non accompagnata dal talento, dalla sensibilità e dall’intelligenza, si risolve e si avvilisce troppo spesso in maniere, convenzione, nuovo conformismo.

Dopo tanti anni di attività, Salgado si fa amare perché pur da maestro indiscusso non smette mai di cercare e di migliorarsi. Ecco perché ci sono mille ragioni per amarlo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli