"Così non si va avanti". E il Pd chiede una cabina di regia per la fase 2

Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile (Photo: Ansa)

L’impalcatura inizia a scricchiolare. La triangolazione tra Giuseppe Conte, il comitato tecnico scientifico e i due commissari come una sorta di decisori unici nelle ultime settimane è stata accettata di buon grado nelle fasi più convulse della crisi, lo è ancora nella sua gestione, non lo può essere nella programmazione e nella gestione della prudente e progressiva riapertura. Il Partito democratico ha osservato errori e contraddizioni della fase emergenziale, senza per questo criticare Palazzo Chigi per non destabilizzare il governo che nel suo premier vede l’unico puntello. Ma alla luce degli ultimi giorni, i dirigenti Dem hanno tirato una linea: “Serve un cambio di passo”.

Senza toni polemici e marcando la sostanziale differenza con Matteo Renzi, i Dem hanno iniziato la manovra per ricalibrare l’attuale filiera decisionale.

“Servirà una cabina di regia per ritornare alla normalità”, ha spiegato in conferenza stampa Nicola Zingaretti, riservando una puntura di spillo sia pur indiretta a Conte&co quando ha specificato che “deve partire dall’evidenza di non commettere errori”. È stato un combinato disposto a innescare la miccia. Prima, giovedì, l’ennesimo scontro con la Lombardia sugli approvigionamenti e la gestione dell’emergenza. Poi, venerdì, la fin troppo precipitosa cautela di Angelo Borrelli. Il capo della Protezione civile ai microfoni di Circo Massimo ha spiegato seraficamente che “la fase due potrebbe iniziare il 16 Maggio” e che, a prescindere, “non credo che passerà questa situazione per il 1 maggio, dovremo stare in casa per molte settimane”. Un messaggio dirompente. Un ministro Dem a caldo sfogava tutta la sua frustrazione: “Così non si può andare avanti”. Il governo ha evitato un frontale con il capo della Protezione civile che sarebbe stato deleterio. Il mandato per rispondere viene dato a Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità: “Le date per la proroga piuttosto che l’allentamento delle misure di distanziamento sociale spettano solo e unicamente al decisore politico. Quindi saranno loro a dare queste indicazioni, sicuramente anche dopo un confronto con noi, all’intero paese”.

 

Tutta la giornata è un lavorio per smussare l’impatto delle parole di Borrelli, in totale controtendenza con la politica dello step-by-step seguita fin qui dal governo. Il grande elefante nel salotto è che la data del 18 maggio a Palazzo è considerata verosimile, settimana più, settimana meno, ma l’effetto annuncio è pericolosissimo. Nelle ultime ore è iniziata a circolare l’ipotesi di affiancare un comunicatore a Borrelli, una sorta di commissario alla comunicazione del commissario. Ma il tema è più profondo.

“Quando inizieremo a ripartire il decidere cosa e come sarà cosa complicata”, ragiona un dirigente Dem. Che continua: “Bisogna sentire tutti, non la puoi fare da solo”. Chi, Conte? “Dai ci siamo capiti - non si sbilancia - diciamo solamente che occorre mettere tutti nella possibilità di valutare e partecipare a processo decisionale”. Graziano Delrio specifica che al tavolo dovrebbero partecipare “enti locali, regioni, esperti sanitari, economici e statistici”, per valutare insieme “i dati, studiare forme e tempi, adottare misure sanitarie e sociali per la ripartenza”. All’obiezione sul fatto che un tavolo di decine di persone rallenta qualunque tipo di processo decisionale la risposta del dirigente di cui sopra è eloquente: “Ma certo. Stiamo mandando un segnale. Nel merito ma soprattutto nel metodo”.

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