**Cossiga: Mannino, 'dimissioni scelta procedurale e profetica'**

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Roma, 23 apr. (Adnkronos) – "Cossiga aveva capito che con la nuova legislatura tutti i nodi sarebbero arrivati al pettine e fece una scelta di metodo procedurale, da costituzionalista qual era: prima ancora che il Presidente dia l'incarico per la formazione del Governo ad uno schieramento politico, il Parlamento deve eleggersi un nuovo Presidente della Repubblica". Lo dice all'Adnkronos Calogero Mannino, ricordando la scelta di Francesco Cossiga di lasciare in anticipo la Presidenza della Repubblica, annunciata con un videomessaggio il 25 aprile del 1992, trent'anni fa.

Tuttavia, ricorda l'ex ministro Dc, in quel momento l'allora Capo dello Stato "è anche profeta di quanto sta per accadere, vorrebbe avvertire chi deve a modificare i propri comportamenti, ma scopre che il Partito comunista, beneficiario delle sue intenzioni, le respinge, fa affidamento sulla magistratura e su un segmento degli apparati".

"Cossiga si metteva da parte perché i Comunisti non accettavano nessuna relazione e interlocuzione politica, perché quando cade il Muro di Berlino Violante, Occhetto e D'Alema fanno affidamento soltanto su una carta: abbiamo i magistrati dalla nostra parte e l'affidamento ai magistrati è anche un affidamento a parte degli apparati, tema che fino ad oggi non è stato esplorato e scoperto, ma certamente la magistratura funziona in quanto funzionano gli apparati".

"Cossiga -ricorda poi Mannino- è stato in Italia quasi l'unico che ha percepito che il tempo stava cambiando, che arrivava la tempesta: la caduta del Muro del Berlino implicava la modifica dell'assetto politico interno all'Italia. Nel 1945-46 soprattutto gli americani furono felici di consegnare la guida dell'Italia, naturalmente sempre con le elezioni, alla Democrazia cristiana; nel 1992 questa delega, questo mandato, era giunto a scadenza".

"Cossiga ha percepito che il mutamento dell'equilibrio geopolitico avrebbe avuto delle ricadute all'interno del Paese. La Democrazia cristiana era profondamente divisa, con una parte che ipotizzava un'alleanza se non un trasferimento nel Pci e con il Pci. C'era un Pci che avrebbe dovuto pagare il conto di questo mutamento geopolitico e che invece si veniva a trovare beneficiato da una posizione di rendita, era il partito di opposizione, non coinvolto nella gestione dell'Italia dei cinquant'anni della Prima Repubblica".

"In quella fase Cossiga è anche orientato a garantire il Partito comunista: infatti, dopo l'approvazione del nuovo codice di procedura penale, il Consiglio dei ministri, presieduto da Andreotti e del quale facevo parte, adottò l'ultima amnistia che era l'ombrello che si dava al Partito comunista, temendo che da Mosca arrivassero in Italia le carte dei finanziamenti che per 50 anni il Partito comunista aveva preso da Mosca. Cossiga, era anche animato, d'accordo con Andreotti, a coprire l'evoluzione del Partito comunista. La speranza era che il Partito comunista evolvesse nella direzione della scelta socialista, quindi anche del riferimento a Craxi. Le cose -conclude Mannino- non sono andate così".

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