Troppo vicina? No, troppo veloce

VanityFair

Quello di venerdì non è stato il primo «inchino» rischioso della Costa Concordia all'Isola del Giglio. Già il 14 agosto 2011 la nave era passata vicina alla costa. Anzi: ancor più vicina. Se il 13 gennaio è transitata a circa 500 metri di distanza dalla riva (anche se la distanza dagli scogli era nettamente minore), l'estate scorsa è arrivata a soli 230 metri, ma questa volta a nord di Giglio porto.

L'inchino del 14 agosto, come è emerso già due giorni dopo il naufragio, era stato descritto dal sindaco del Giglio, Sergio Ortelli, come «un'irrinunciabile tradizione» in una lettera di ringraziamento inviata al capitano (allora si trattava di Massimo Calisto Garbarino, e non di Francesco Schettino). Quello che questa volta è andato storto, quello che ha permesso al Gip Valeria Montesarchio di definire «scellerata» la manovra di avvicinamento del Comandante Schettino, è stata la velocità della nave: «superiore a 15 nodi (28 chilometri orari, ndr), ancorché in prossimità di ostacoli».

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Una velocità quasi doppia rispetto a quella che le navi tengono durante le manovre nei porti (6-7 nodi). Una velocità, continua il  Gip, che non permette «di agire in maniera appropriata ed efficiente per evitare abbordaggi e per arrestare il natante entro una distanza adeguata alle circostanze». Mantenendo quella velocità pazzesca il Comandante ha violato la normativa della legge 1.085 del 1997, che regola la velocità di sicurezza. «La normativa marittima non stabilisce un limite certo della velocità come avviene in autostrada», spiega Antonio Oppicelli, avvocato specializzato in diritto marittimo. «E' a discrezione del comandante, che deve "guidare" tenendo conto di alcuni fattori a seconda delle circostanze».

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La legge è chiara: tra i fattori fondamentali da tenere in conto ci sono «la visibilità», «la vicinanza di pericoli per la navigazione», «il fatto che piccole unità, iceberg di limitate dimensioni ed altri oggetti galleggianti possono non essere rivelati dal radar» e soprattutto «il pescaggio in relazione ai fondali esistenti nella zona». «Il pescaggio è la parte della nave che è sott'acqua», continua Oppicelli. «Normalmente una nave non può viaggiare in acque profonde meno di tre volte il suo pescaggio». Ovvero se il pescaggio di una nave è di 5 metri, non potrà avvicinarsi ad acque meno profonde di 15. Il pescaggio della Concordia era di 8,2 metri: Schettino ha portato la sua nave in acque profonde meno di 20 metri. E lo ha fatto a una velocità di 15 nodi. Di notte.

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