"Costi extra per Covid non siano a carico delle Regioni": l'altro fronte tra Stato e governatori

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Il presidente del Fvg, Massimiliano Fedriga, e il corridoio di un ospedale (Photo: Ansa)
Il presidente del Fvg, Massimiliano Fedriga, e il corridoio di un ospedale (Photo: Ansa)

La lotta al Covid apre un altro fronte tra governo e Regioni. Mentre qualche zona gialla è ormai quasi certamente in arrivo, i contagi salgono e Natale si avvicina - “salvarlo non è un obiettivo, è un obbligo”, sentenzia Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia - dalla conferenza delle regioni, che Fedriga presiede, arriva un’altra rivendicazione. I governatori chiedono non siano le Regioni a coprire i costi sanitari extra dovuti alla pandemia. Sui loro bilanci già pesano gli sforzi fatti nei mesi scorsi, non tutte coperte dello Stato. Senza un aiuto da Roma, tante rischiano il disavanzo.


Nel 2021, ha spiegato il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, sono stati spesi 8 miliardi e 71 milioni di euro per la pandemia. C’erano i ricoveri in aumento, i tamponi da fare, gli ospedali da riorganizzare, la campagna vaccinale da tenere in piedi. Il costo medio della pandemia a persona è stato di 135,45 euro, “solo in parte - lamenta la conferenza delle regioni - coperti dalle risorse stanziate dal Governo con i decreti emergenziali”. Come se non bastasse, quest’anno all’appello mancano 2,2 miliardi rispetto al 2020. Tutto ciò rischia di mettere in crisi le Regioni. Ed è per questo che una delegazione della Conferenza presieduta da Fedriga ha incontrato in capigruppo di Camera e Senato. “Diventa insostenibile che questi costi aggiuntivi siano a carico delle Regioni”. Il tema è stato posto, la palla ora passa al governo.


Più che una polemica quello delle Regioni suona come un allarme, perché il portafogli, soprattutto in alcuni casi, sta per restare vuoto. “Non abbiamo risorse ulteriori. Il rischio è che molte vadano in disavanzo, non per cattiva gestione ma per scelte del governo, per le quali ci siamo messi a disposizione”, ha spiegato Fedriga, alle prese con l’impennata dei casi nella Regione che amministra, e che rischia di finire a brevissimo in zona gialla. “Le restrizioni non ricadano sui vaccinati”, ha ripetuto il governatore. Ma la preoccupazione per l’immediato futuro non riguarda solo la risalita della curva del contagio. “Nel decreto fiscale si devono reperire le risorse necessarie per il 2021 per evitare un deficit che metta in crisi il sistema sanitario”, ha spiegato il governatore. “Per questo motivo abbiamo chiesto almeno di saldare in parte questo deficit. Se non troveremo adeguata soddisfazione, saremo di fronte a un problema di carattere nazionale che si riverserebbe poi su tutti i cittadini”. Perché - è il messaggio che passa dall’incontro in Piazza della Minerva, a Roma - se non cambia nulla, per rimediare alle difficoltà finanziarie le regioni dovrebbero aumentare le tasse, per le persone e per le imprese.


“Siamo in una fase delicata e non devono essere le Regioni a pagare l’emergenza - ha detto Davide Caparini, assessore al Bilancio della Lombardia, della Lega, al tavolo accanto a Fedriga. “Adesso bisogna contrastare la pandemia e garantire la ripresa. Dobbiamo essere messi nelle condizioni per affrontare tutto questo”. Non è (ancora) una dichiarazione di guerra, ma un altro tassello che aggiunge complessità alla gestione della pandemia. E nei rapporti tra Roma e i governatori. Il tutto mentre la quarta ondata è ormai iniziate e il virus, anche se grazie ai vaccini fa molto meno male dell’anno scorso, torna a correre.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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