Covid-19, accordo Sputnik-Adienne firmato un mese fa, no previsioni produzione - Di Naro

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Fiala del vaccino anticovid Sputnik V fotografato a Mosca

MILANO (Reuters) - L'accordo fra il fondo sovrano russo che sta promuovendo nel mondo il vaccino anti-Covid Sputnik V e l'azienda biotech italo-svizzera Adienne è stato firmato un mese fa, e da allora è in corso il trasferimento di tecnologia, quindi è impossibile avere un'idea su inizio e quantità della produzione.

Lo ha detto a Reuters Antonio Di Naro, presidente dell'azienda che ha quartier generale a Lugano ma il principale impianto produttivo a Caponago, vicino Monza, e che produrrà in Italia il vaccino russo.

"Il nostro è un accordo fra privati, quindi riservato - ha detto Di Naro - Posso solo dire che da un mese, da quando lo abbiamo firmato, è in corso il trasferimento di tecnologia".

Di Naro insiste quindi sul fatto che al momento non sia possibile ipotizzare date di inizio della produzione né quantità di dosi che si produrranno. "Non so chi abbia parlato di date, io non ho mai detto che potremmo partire entro giugno o luglio, e non ho nemmeno mai detto che produrremo 10 milioni di dosi entro il 2021".

"Al momento non posso ipotizzare alcuna data né alcuna quantità - ha continuato - Devo ancora essere ispezionato da Aifa, poi dovremo produrre diversi batch (lotti), che dovranno essere controllati da Aifa".

Di Naro nega poi ci sia mai stato alcun contatto o alcun ruolo delle autorità italiane. "Adienne non ha avuto alcun contatto con le autorità pubbliche italiane. Siamo stati messi in contatto con RDIF dalla camera di commercio Italia-Russia, che ringrazio molto".

Il presidente di Adienne precisa poi che la sua azienda non ha bisogno di alcun upgrade di infrastrutture o attrezzature.

"Ci siamo sempre occupati di biotecnologia, quindi abbiamo già tutto quello che ci serve, compresi i bioreattori, a partire da quello da mille litri per finire con quelli da dieci".

Di Naro conferma poi che tutta la produzione avverrà in Italia e che Adienne ha già iniziato ad assumere in vista di quel che l'aspetta. "Abbiamo una ottantina di dipendenti, ne assumeremo un'altra decina".

"RDIF ci ha scelto perché siamo un'azienda che lavora molto nella ricerca. Non siamo terzisti. Ho brevettato parecchio, per esempio un anticorpo monoclonale. Secondo me i russi volevano un sito dove si conosce la ricerca, dice Di Naro rispondendo alla domanda sul perché secondo lui il fondo russo abbia scelto un'azienda relativamente piccola e poco nota, almeno ai 'non tecnici' del settore.

(Emilio Parodi, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, emilio.parodi@thomsonreuters.com; +39 02 66129523))