COVID-19, i sintomi della malattia: domande e risposte

Che cos’è il COVID-19?

È la malattia provocata dal nuovo coronavirus. Come ha spiegato lo scorso 11 febbraio 2020 il Direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, è stato scelto questo nome in quanto: "CO" sta per corona, "VI" per virus, "D" per disease e "19" indica l'anno in cui l’infezione si è manifestata.

Quali sono i sintomi del COVID-19?

I sintomi più comuni di sono febbre, stanchezza e tosse secca. Alcuni pazienti possono presentare indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Questi sintomi, che si presentano nella maggior parte dei casi come lievi, possono talvolta aggravarsi. La congiuntivite e l’arrossamento degli occhi sono manifestazioni collaterali, ma abbastanza comuni. Nei casi più gravi può sopraggiungere un’insufficienza a livello di organi, la polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, fino alla morte. Circa 1 su 5 persone con COVID-19 si ammala gravemente e presenta difficoltà respiratorie, richiedendo il ricovero in ambiente ospedaliero.

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Chi viene colpito di più?

Secondo una ricerca pubblicata su Lancet condotta su 99 pazienti e confermata da un report messo a punto da esperti cinesi, il decorso peggiore riguarda gli over 60 con patologie croniche. Tuttavia anche persone giovani e in salute possono essere uccise dalla malattia. "Ognuno di noi risponde all’infezione in modo diverso, a seconda di come è attrezzato a livello immunitario e genetico", ha spiegato Massimo Galli, infettivologo all’Università di Milano dell'Ospedale Sacco, "La reazione individuale alle infezioni è completamente differente per ognuno di noi".

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Cosa sappiamo del virus?

Il nome del virus in sé è SARS-Cov-2 ed è quello che causa la “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2”, così come definita scientificamente. Si tratta di “un nuovo ceppo virale che non era mai stato identificato prima negli esseri umani” – ha detto l’Oms – che fa sicuramente parte della famiglia dei coronavirus “che causano malattie che spaziano dal raffreddore comune a malattie più gravi, come la Middle-east respiratory syndrome (Mers) e la Severe acute respiratory syndrome (Sars)”.

Perché “coronavirus”?

I coronavirus sono così denominati perché, al microscopio, i loro virioni mostrano una caratteristica forma a corona dell'involucro lipidico esterno.

Quanto è diverso dalla Sars?

Il nuovo coronavirus appartiene alla stessa famiglia di virus della “Sindrome Respiratoria Acuta Grave” (o SARS), ma non è lo stesso virus. Sembra che, rispetto a quella che portò alla SARS fra 2002 e 2003, questa forma virale sia meno letale, ma con un’importante capacità di trasmissione. Anche in questo caso è confermata la trasmissione da uomo a uomo, motivo per cui l’epidemia si è diffusa così velocemente a livello globale, tanto da trasformarsi, secondo quanto riferito dall’Oms, in pandemia.

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Da dove arriva il nuovo coronavirus?

Il focolaio primigenio del contagio nella città di Wuhan è stato individuato in un mercato ittico e potrebbe essere stato generato da un contatto tra umani e animali selvatici. “L'ospite naturale del coronavirus di Wuhan potrebbe essere stato il pipistrello, anche se tra i pipistrelli e gli umani possono esserci stati intermediari ancora sconosciuti”, si legge in un comunicato dei ricercatori che si stanno occupando delle indagini sul virus. Riferiscono dal Campus Biomedico di Roma: "Il rischio non sta tanto nel mangiare i pipistrelli, quanto nel macellarli. Toccando il sangue, le secrezioni respiratorie o il guano, il virus è in grado di trasmettersi".