Covid-19: mancano terapie domiciliari, tanti chiedono aiuto su Fb

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Covid-19: mancano terapie domiciliari, tanti chiedono aiuto su Fb
Covid-19: mancano terapie domiciliari, tanti chiedono aiuto su Fb

Roma, 16 nov. (askanews) – Terapie a domicilio per il Covid-19 (per evitare il sovraffollamento di ospedali e pronto soccorso già in forte sofferenza in gran parte d’Italia). Le indicazioni contenute nella bozza del documento per la gestione domiciliare dei pazienti (con infezione da SarsCov2) messe a punto dal Ministero della Salute, parlano di paracetamolo per sintomi febbrili, antinfiammatori solo se il quadro clinico si aggrava, cortisonici in emergenza ed eparina per chi ha difficoltà a muoversi.

Molti i medici che la pensano diversamente e molti i pazienti che non trovando soccorso presso i medici di famiglia chiedono aiuto ai social. Su Facebook dalla primavera scorsa è attivo il gruppo “Terapia Domiciliare Covid 19”: conta circa 30mila iscritti e migliaia di medici che danno consigli gratis. Medici che da mesi chiedono un protocollo univoco a livello nazionale per curare i pazienti a casa ed evitare discriminazioni regionali. A creare il gruppo, l’avvocato Erich Grimaldi che porta avanti una battaglia legale anche per la prescrizione dell’idrossiclorochina. Secondo Grimaldi le linee guida del ministero sono contestate da medici di tutta Italia.

“Continuano a dire che curano come hanno sempre fatto e sanno che utilizzando certi farmaci, in fase precoce, si ottengono risultati senza ospedalizzare il paziente”.

L’avvocato Grimaldi contesta il fatto che per il protocollo non siano stati consultati i medici del territorio che hanno curato pazienti fin dalla prima ondata con successo.

“Il risultato è che non possiamo sostituirci allo Stato né al Sistema sanitario regionale, ma abbiamo un gruppo Fb dove ogni giorno centinaia di persone, soprattutto nei fine settimana in cui non ci sono i medici di base non sanno cosa fare e si rivolgono a noi dove ci sono fortunatamente tanti medici sempre collegati che riescono ad assistere e a tranquillizzare il paziente, ed è importante che non vadano in ansia, perché questo porta ad andare in ospedale, poi si valuta la terapia somministrata o meno dal medico di famiglia, la saturazione, sono tutte circostanze valutate in privato e al momento opportuno”.

Insomma. I social al posto della medicina territoriale per la paura di non farcela. E al gruppo si rivolgono anche i medici stessi che chiedono di essere messi in contatto con altri per avere terapie e un confronto. “Abbiamo salvato tante persone con i medici di supporto sul nostro gruppo, abbiamo creato anche un comitato di scopo per la cura precoce del Covid perché vogliamo ottenere una cura domiciliare tempestiva adeguata, vanno consultati i medici che hanno già curato e lo scopo del comitato è ottenere le Usca adeguate in tutto il territorio, perché fanno ora i bandi e non in estate? Siamo arrivati troppo tardi”.