COVID-19, RSF: mancanza libertà stampa Cina ha provocato pandemia -3-

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Roma, 24 mar. (askanews) - Il 25 dicembre il dottor Lu Xiaohong, capo di gastroenterologia dell'Ospedale N.5 di Wuhaan cominciò a rilevare i casi di infezione. Ma non poté comunicarli alla stampa. "Se le fonti dei giornalisti non rischiassero pene severe che vanno dalla reprimenda professionale a pesanti pene detentive, il dottor Lu Xiaohong avrebbe potuto prendersi la responsabilità di allertare i media, costringendo le autorità a muoversi, cosa che è accaduta solo tre settimane dopo", accusa l'Ong.

Il 30 dicembre poi arrivarono le prime "soffiate" per lanciare l'allarme, che furono represse. Il direttore del Dipartimento emergenze dell'Ospedale centrale di Wuhan, Ai Fen, e un gruppo di medici lanciarono l'allarme sul coronavirus simile alla SARS. Otto di loro furono arrestati dlala polizia di Wuhan con l'accusa di aver fatto circolare "false voci". Tra questi anche il medico-eroe Li Wenliang, che è poi morto per COVID-19. "Se la stampa e i social media fossero stati in grado di diffondere liberamente l'informazione trasmessa da queste fonti il 30 dicembre, il pubblico avrebbe realizzato il pericolo e messo sotto pressione le autorità per prendere misure che limitassero l'espansione del virus", afferma ancora il report. (Segue)