COVID-19, RSF: mancanza libertà stampa Cina ha provocato pandemia -4-

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Roma, 24 mar. (askanews) - Ancora il 31 dicembre, pur allertando ufficialmente l'OMS, la Cina censurò sulla piattaforma WeChat una serie di parole chiave sull'epidemia. "Senza censura, il network sociale WeChat, che ha un miliardo di utenti attivi in Cina, avrebbe reso i giornalisti in grado di diffondere notizie e consigli precauzionali per un miglior rispetto delle regole raccomandate dalle autorità sanitarie" stesse, accusa ancora l'organizzazione per la difesa dei giornalisti.

Il 5 gennaio il team del professore Zhang Yongzhen del Centro di sanità pubblica di Shanghai riuscì per la prima volta a sequenziare il coronavirus, ma le autorità furono "riluttanti a rendere pubblico il genoma". Fu solo l'11 gennaio, il giorno in cui Pechino confermò la sua prima vittima da COVID-19, che i ricercatori fecero filtrare l'informazione su piattaforme open source. E questo provocò la chiusura del laboratorio. "Se le autorità cinesi fossero state trasparenti, avrebbero immediatamente comunicato la sequenza del genova del coronavirus ai media scientifici, facendo risparmiare tempo prezioso alla comunità internazionale nella loro ricerca per lo sviluppo di un vaccino", punta il dito RSF. (Segue)