Covid-19, Vis: la pandemia mette a rischio lo sviluppo in Palestina

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 28 gen. (askanews) - "Il rischio è che quel poco di sviluppo che si stava promuovendo prima del Covid scompaia" nei Territori palestinesi e "che si torni a fare solo umanitario". Questo l'allarme lanciato da Luigi Bisceglia, rappresentante dell'ong italiana VIS in Palestina, dopo 10 mesi di aperture e chiusure delle attività commerciali a causa della pandemia, e con un numero dei contagi quotidiani che "rimane piuttosto significativo". Perchè "su una popolazione in Cisgiordania che conta 2,8-3 milioni di persone, si continuano ad avere più di 500 casi di positività al giorno e il sistema sanitario è in sofferenza".

La pandemia si è infatti abbattuta su "un'economia già fragile, dipendente dagli aiuti pubblici allo sviluppo e dalle rimesse", e le restrizioni imposte dalle autorità per contenerne la diffusione "hanno messo in ginocchio il settore del turismo e dell'ospitalità di Betlemme". Anche perchè, ha spiegato Bisceglia ad askanews, "qui gli ammortizzatori sociali non esistono, chi può va avanti con risparmi o prestiti, e anche le istituzioni più grandi hanno ridotto lo stipendio, attuando una politica di salari di solidarietà, ma molti hanno perso il posto di lavoro".

"Bisogna tener duro", ha ammesso il rappresentante del Vis, augurandosi anche che la "campagna vaccinale che sta andando spedita" in Israele, "possa in qualche modo cominciare anche in Cisgiordania".

Le autorità palestinesi hanno riferito nelle scorse settimane di colloqui con Mosca per la fornitura del vaccino Sputnik V, che però non si sono ancora concretizzati, in attesa di ricevere le dosi messe a disposizione dal programma Covax dell'Oms. Secondo quanto riferito due giorni fa dal coordinatore Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Tor Wennesland, nei Territori palestinesi "le prime dotazioni di vaccini per i gruppi prioritari sono attese nella prima metà del 2021".

In questa situazione "fragile e piena di insidie sotto ogni punto di vista" il Vis è riuscito comunque a portare avanti le proprie iniziative in Cisgiordania, puntando a "far sì che siano il più possibile efficaci, di stimolo all'economia reale".

"A Natale abbiamo lanciato una campagna di sostegno a un forno che i salesiani hanno da 130 anni, per aumentarne la produzione e sostenere più famiglie, ma anche alcune istituzioni che lavorano con bambini e ragazzi con disabilità - ha raccontato Bisceglia - ed è stato portato avanti un progetto di sviluppo economico, in collaborazione con l'Università di Betlemme, per promuovere l'empowerment economico attraverso l'imprenditoria".

"Seppure molto online siamo riusciti a lanciare una business plan competition per cui abbiamo ricevuto più di 240 idee imprenditoriali, di cui 200 sono state ritenute idonee. Da queste abbiamo cominciato a incubare, il mese scorso, 29 start up", ha spiegato. Un progetto finanziato in gran parte dall'Agenzia italiana per la cooperazione internazionale, per cui "il Vis offre servizi, mettendo a disposizione esperti" per sostenere i futuri imprenditori.

"Portiamo avanti questa iniziativa nella convinzione che il settore privato debba contribuire allo sviluppo locale" e "nel corso del 2021 vorremmo concentrarci di più sull'accelerazione, ossia andare ad aiutare realtà che sono in difficoltà a causa della pandemia a riprendersi, o a riconvertirsi oppure a trovare il modo di tornare a generare profitti". Per sostenere la ripresa, il Vis sta anche pensando di "organizzare corsi professionali brevi, che possano permettere a giovani e meno giovani che non stanno nè lavorando nè studiando di provare a imparare un lavoro e inserirsi così in una realtà produttiva".

"Bisogna tener duro", ha ribadito Bisceglia, sottolineando che se si tornasse a fare solo umanitario "sarebbe una sconfitta per tutti".