Covid, albergatori romani a Draghi: "Turismo può risorgere ma servono più fondi"

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Gli albergatori romani non mollano e tornano chiedere garanzie per il settore messo in ginocchio dalla crisi prodotta dalla pandemia da Covid-19. In una lettera indirizzata al neo presidente del Consiglio Mario Draghi e ad alcuni ministri della squadra di governo, un gruppo di imprenditori richiamano l’attenzione sulla “disastrosa e sempre più preoccupante” situazione delle strutture alberghiere di Roma, dove l’attività turistica è stata quasi inesistente da che è esplosa l’epidemia.

“La crisi ha lacerato uno dei settori che genera un flusso importante per l’economia del Paese. Un settore, quello alberghiero, che in Italia ha perso oltre 53 miliardi di euro. Servono dunque interventi concreti e risolutivi che possano permettere la sopravvivenza delle nostre aziende che oggi si trovano nella impossibilità di onorare i futuri pagamenti ed a rischio sfratto e fallimento. Mesi di chiusura, nessun incasso, affitti e tasse comunque da pagare: gli imprenditori non ce la fanno più, il Governo ci ascolti”, è l’appello di Roberto Di Rienzo, che si fa portavoce del comitato spontaneo degli albergatori romani. In un’intervista all'Adnkronos, elenca una ad una le istanze degli imprenditori raccolte nella lettera inviata a Draghi. Prima di lui, gli albergatori si erano rivolti all’ex premier Conte, poi alla sindaca di Roma Raggi con la quale hanno avuto anche un incontro.

“Il turismo – continua Di Rienzo - va rimesso in piedi, deve tornare protagonista. Può risorgere come l’Araba Fenice dalla proprie ceneri, ma servono risorse. Attraverso la nostra lettera, chiediamo che vengano assegnati al ministro del Turismo fondi sufficienti perché possa operare a pieno per il rilancio dell’intero comparto”. Altro punto evidenziato: “è la creazione di corridoi Covid Free, ovvero la possibilità per coloro non ancora vaccinati di effettuare tamponi alla partenza e agli arrivi negli aeroporti in modo tale da stimolare la circolazione tra paesi con maggiore fiducia”.

Nella lettera gli albergatori spiegano che “il turismo produce il 13% del Pil nazionale pari a 232 miliardi e la cultura il 6% del Pil nazionale pari a 95 miliardi, per un totale di 327 miliardi. Dei fondi assegnati all’Italia con il Recovery Fund sono previsti al momento per Turismo e Cultura soltanto 8 miliardi, pari solo al 4% dei fondi complessivi disponibili. Chiediamo – esortano - che siano rispettate le proporzioni, quindi che il 13% dei fondi del Recovery Fund vengano assegnati al Turismo pari a 25 miliardi e 6% alla cultura pari a 11 miliardi, per un totale di 36 miliardi per l’intero comparto”.

Gli imprenditori romani puntano a “un trattamento alla pari di imprese in zone rosse a cui la chiusura è stata imposta, con fondi perduti rafforzati e applicazione delle clausole di forza maggiore nei contratti di locazione. Lo stesso trattamento riservato dal governo nel 2020 farebbe collassare l’intera filiera, è necessario un cambio di passo, non c’è più tempo, le imprese turistiche italiane hanno bisogno di aiuti immediati per non scomparire o peggio ancora finire in mano di speculatori esteri o organizzazioni criminali e mandare così perduto quel patrimonio della tradizione italiana dell’ospitalità che ci contraddistingue nel mondo”.