Covid, anestesisti: "Terapie intensive piene, ma primi miglioramenti"

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"I numeri di occupazione delle terapie intensive sono, adesso, decisamente alti ma, dalle nostre osservazioni di queste ore, l'andamento del trend non sembra più essere in costante ascesa, come nelle scorse settimane. La nostra speranza è che questi segnali si confermino, e che, tra non molto, inizi l'agognata fase di discesa della curva". E' la previsione di Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani, Aaroi-Emac che commenta i nuovi dati del monitoraggio della cabina di regia dai quali emerge una aumentata pressione sulle terapie intensive.

"Se i nostri dati osservazionali verranno confermati la prossima settimana, questo ci autorizzerebbe a sperare che anche il tasso di occupazione delle terapie intensive possa cominciare a ridursi", dice Vergallo, sottolineando che non c'è una contraddizione con "i brutti dati sulla situazione di oggi". I tassi di occupazione delle terapie intensive, infatti, "sicuramente risentono di un ritardo di almeno 15 giorni rispetto alla diffusione dei contagi. E quindi rispetto all'efficacia di qualunque tipo di norma restrittiva sulla riduzione dei contagi". Insomma, il dato è alto perché "si riferisce ai contagi di due settimane fa. Ma speriamo che la schiarita cominci a intravedersi a partire dalla prossima settimana", conclude.

Secondo Vergallo "sulle terapie intensive la pressione è altissima, ben più elevata dei dati ufficiali, perché il tasso di occupazione attuale reale viaggia ben oltre la famosa soglia del 30%". "Noi stimiamo, infatti, che il tasso di occupazione dei letti da parte di pazienti Covid sia poco sotto al di sotto del 50% del totale dei letti delle nostre rianimazioni. I dati sono più alti perché noi consideriamo solo i posti reali, non anche quelli convertibili", spiega all'Adnkronos Salute.

"Su tutto il territorio nazionale - aggiunge Vergallo - noi stimiamo che i posti letto di terapia intensiva siano 7.500 circa: quelli reali, veri. Il gap dei 1.500 posti letto rispetto ai 9mila di cui parla il Governo è spiegabile con il fatto che, nei dati ufficiali, vengono computati posti che sarebbero reclutabili o convertibili per la rianimazione, ma sono altro. Noi consideriamo solo quelli che corrispondono a tutti i requisiti. Non ad esempio quelli da conversione dei blocchi operatori", ha concluso Vergallo ricordando però che il tasso di occupazione delle terapie intensive "non descrive l'epidemia sul territorio ma solo una 'fotografia' retrodatata di 15 giorni".