Covid, Burioni: "Su vaccini comunicazione scellerata"

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"In Italia sta succedendo qualcosa di gravissimo: su un argomento dove la corretta informazione è fondamentale non solo per la sicurezza dell’individuo, ma anche per il bene pubblico, la disinformazione, le notizie incomplete e scorrette, la strumentalizzazione politica la stanno facendo da padroni". Lo scrive il virologo dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Roberto Burioni, in un editoriale sul sito di divulgazione e informazione scientifica 'MedicalFacts.it', da lui fondato riferendosi ai vaccini. "Questo, ripeto, è molto pericoloso per la salute per ognuno di noi e – più ampiamente – per il nostro paese. C'è una comunicazione scellerata di istituzioni e aziende, a rischio la fiducia dei cittadini", sottolinea.

"Primo, è fondamentale che i giovani vengano vaccinati. È fondamentale per loro, perché Covid-19 può avere conseguenze gravi (e ignoriamo quello che può succedere sul lungo periodo) ma è altrettanto fondamentale per tutta la comunità - rimarca Burioni - Oramai è chiarissimo che i vaccini più efficaci (sugli altri non ci sono ancora dati affidabili) sono in grado di ostacolare la trasmissione ed è innegabile che la vaccinazione di un individuo protegge anche gli altri impedendo la diffusione del virus. Questo non dobbiamo dimenticarlo. I vaccini, un miracolo della scienza, ci potrebbero permettere di tornare alla nostra vita di sempre. Questo non potrà accadere se non vaccineremo anche i giovani".

"Secondo, non tutti i vaccini sono uguali. Per alcuni abbiamo dati esaustivi, per altri ne abbiamo di meno, per alcuni (i vaccini cinesi, per esempio) praticamente non ne abbiamo nessuno. Un vaccino, come ogni farmaco, comporta dei rischi - ricorda il virologo - Abbiamo dati completi per i vaccini più utilizzati (quelli a mRna) che ce li indicano come sicurissimi, per altri vaccini al contrario i dati sono meno disponibili o quando disponibili lo sono in una forma non particolarmente utile (vedi dati provenienti da Gb, purtroppo aggregati e non separati per sesso e fascia di età). Quello che può andare bene per un uomo di 70 anni può non andare bene per una ragazza di 20. Bisogna interpretare i dati in maniera indipendente, senza condizionamenti politici o economici, e agire di conseguenza".

"Terzo - prosegue Burioni - farsi iniettare un vaccino è un atto di fiducia. Nel momento in cui accetto di vaccinarmi io mi fido di tutto quello che c’è a monte. In questi giorni, a causa di una comunicazione scellerata da parte delle istituzioni e delle aziende, questa fiducia si sta perdendo e nel vuoto che viene lasciato da questa intollerabile latitanza risuonano mille opinioni, mille pareri, e pure mille sciocchezze. È bene che tutti sappiano che da questa emergenza non usciremo se la gente non si farà vaccinare, ed è bene che tutti sappiano che la gente non si farà vaccinare se non avrà fiducia nei vaccini, negli enti regolatori, nelle aziende farmaceutiche e nelle istituzioni".

"Se la gente non si vaccinerà a sufficienza avremo solo due alternative: rimanere in questo incubo o obbligare la gente a vaccinarsi. Io credo che sia arrivato il momento di fare qualcosa di estremamente efficace per riguadagnare la fiducia, giustamente perduta, della gente nell’efficacia e nella sicurezza dei vaccini, perché in questo caso l’obbligo sarebbe veramente un fallimento e una grande complicazione", conclude Burioni.