Covid carcere, a Poggioreale 42 detenuti positivi e 27 agenti

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Sono 42 i detenuti del carcere napoletano di Poggioreale positivi al Covid-19, tutti allocati nel padiglione Venezia e uno nel Sai (Sezione assistenza intensiva), e 39 i detenuti in quarantena precauzionale, nel padiglione Firenze, perché primi giunti o perché hanno avuto contatti con positivi. Sono 27 invece le unità del personale di polizia penitenziaria contagiate, 10 delle quali in quarantena. Tra il personale sanitario vi sono 4 persone assenti per Covid-19, tra le quali 3 medici e un infermiere. I detenuti ricoverati in ospedale sono 3, dei quali 2 al Cardarelli e uno al Cotugno. Dall'inizio della pandemia nel carcere di Poggioreale sono stati effettuati 3.306 tamponi. A fornire i dati sono il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello e il garante comunale di Napoli Pietro Ioia.

"In questi giorni - dichiarano - abbiamo dato numeri su carcere e Covid, abbiamo partecipato a manifestazioni di solidarietà per i detenuti, abbiamo cercato di sensibilizzare la politica rispetto alla gravità in questo momento di emergenza ma in generale sui temi che riguardano il carcere: sovraffollamento, malasanità, malagiustizia. La nostra vuole essere una battaglia civile utile per la democrazia e per i diritti, consapevoli che sia necessario ed opportuno divulgare con trasparenza i dati su carcere e Covid nonostante le minimizzazioni del Ministro della Giustizia e più in generale della politica".

Ciambriello e Ioia stigmatizzano "la lentezza con la quale dal carcere di Poggioreale si trasmettono alla magistratura di sorveglianza le pratiche per il Decreto Ristori (detenzione domiciliare), in particolare per detenuti senza fissa dimora, e per i detenuti malati cronici. Il direttore Carlo Berdini - fanno sapere - ha riferito che in questi giorni sono state 62 le istanze inviate alla magistratura concernenti il decreto ristori".

Domani Ciambriello e Ioia visiteranno il carcere di Secondigliano "per avere un quadro completo anche per quest'istituto. Denunciamo un silenzio e un'indifferenza sul tema delle carceri. Il sovraffollamento, la promiscuità, le malattie croniche, gli ambienti non sufficientemente igienizzati e sanificati, rischiano di far vivere ai detenuti una doppia reclusione. Se a questo aggiungiamo anche il congelamento delle pratiche inviate ai magistrati di sorveglianza, la mancanza di colloqui de visu con i familiari, la sospensione di qualsiasi attività trattamentale, formativa, culturale e ricreativa, si verifica un'ulteriore esclusione sociale delle persone diversamente libere", concludono Ciambriello e Ioia.