Covid, "casi seconda ondata 6 volte superiori a prima"

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"Il numero di casi di Covid-19 nella seconda ondata" della pandemia "è sei volte superiore al numero di casi nella prima". Lo rileva il l’Instant Report Covid-19 di Altems (Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari) dell’Università Cattolica di Roma.

"Successivamente ad un periodo estivo caratterizzato da una bassissima circolazione del virus, l’inizio dell’autunno, a seguito della ripresa delle attività nei grandi centri urbani, è coinciso con una ripresa della circolazione del virus con modalità diverse rispetto a quanto accaduto in primavera - ricorda il report - I livelli di incidenza e prevalenza, ancorché mediamente più significativi nelle Regioni del Nord, si sono elevati in tutto il paese. In questo frangente la mancanza di provvedimenti restrittivi alla circolazione delle persone, ha ben presto reso impossibile il tracciamento dei casi portando all’esplosione dei contagi fino ad arrivare al picco di nuovi positivi giornalieri il 13 novembre (40.902 nuovi positivi), più di 6 volte il valore di picco della prima fase".

"La pandemia ha vissuto due ondate - puntualizza il report - La prima esplosa il 21 febbraio con l’individuazione del 'caso 1' a Codogno, e quasi immediatamente 'contenuta' con i provvedimenti via via più restrittivi di Governo e Regioni che hanno portato il Paese in lockdown tra il 9 marzo e il 3 maggio. In questa prima fase il contagio ha tagliato il paese in tre parti: il Nord del Paese colpito più duramente insieme alla fascia adriatica fino alle Marche; le Regioni centrali con livelli di incidenza e prevalenza intermedi; le Regioni del Sud e le Isole in cui l’incidenza e la prevalenza sono rimaste estremamente contenute - analizza il documento - Il picco massimo dei nuovi positivi in un giorno veniva raggiunto il 21 marzo con 6.557 nuovi positivi. Sei giorni dopo, il 27 marzo 2020 veniva raggiunto il picco massimo dei deceduti in un giorno, 969".