Covid: chef Circiello, 'green pass al ristorante solo se aumentano ricoveri in terapia intensiva'

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Roma, 22 lug. (Labitalia) – "L'unico compromesso per l'applicazione del green pass ai ristoranti potrebbe essere previsto in presenza di un aumento significativo di ricoveri in terapia intensiva nelle zone bianche. In questo caso, comunque, le eventuali multe o responsabilità per mancato green pass o false attestazioni non devono essere a carico del ristorante, anche perché il cameriere che effettua il controllo alla porta non è un organo di polizia e nemmeno un organo sanitario". È questo il commento dello chef televisivo Alessandro Circiello all'ipotesi di imputare agli esercenti della ristorazione il controllo delle attestazioni vaccinali sulla clientela.

"Tra l'altro – aggiunge Circiello – non si può controllare il green pass con le attuali app disponibili sugli smartphone ma, includendo dati sensibili, si dovrebbero acquistare degli appositi lettori di QrCode come quelli presenti negli aeroporti, con ulteriori aggravi economici per il comparto. Attualmente, sul tavolo della Conferenza delle Regioni c'è l'idea che in alternativa si possa fare un tampone. Chiaramente, se si trattasse di un tampone rapido sarebbe facile da fare, economico e fruibile in tutte le farmacie e municipi d'Italia, quindi per viaggiare tra regioni non ci sarebbero particolari difficoltà".

"Se invece si trattasse di un tampone molecolare, allora l'iter sarebbe molto più complesso, molto più costoso e soprattutto – avverte – andrebbe prenotato settimane prima nelle poche strutture in cui è disponibile, oltre a richiedere alcuni giorni per la risposta. Quindi – conclude – rappresenterebbe un problema non solo economico ma anche di tempistica. Mentre in Francia, ad esempio, i tamponi associati a green pass sono rapidi, gratuiti e capillari".

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