Covid, chi si vaccina può ammalarsi? Cosa sappiamo

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
·6 minuto per la lettura

Dopo il vaccino è possibile essere comunque infettati dal coronavirus? Innanzitutto bisogna ricordare che i sieri anti-covid conferiscono una protezione che va dal 60% a oltre il 90%. Ciò vuol dire che, anche dopo la doppia vaccinazione, qualcuno può ancora ammalarsi, una volta entrata in contatto con il virus. Ovviamente non è una certezza ma una probabilità. Come chiarito da Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano "il vaccino protegge dalla gravità della malattia, dall'andamento patologico dell'infezione, ma non dalla possibilità che il virus possa infettare". 

GUARDA ANCHE IL VIDEO: Vaccini, gli esperti fanno chiarezza

"Si presume - ha aggiunto l'esperta - che l'infezione che potrebbe verificarsi nei vaccinati produca una carica virale bassa e che quindi sia probabilmente poco infettante, anche se non ci sono le prove. Tant'è vero che più volte abbiamo raccomandato di mantenere le misure anti-contagio" come mascherine e distanziamento, "perché, soprattutto nei confronti di pazienti anziani o fragili, potremmo diventare vettori di infezione anche se vaccinati". "Tutti questi - precisa comunque Gismondo - sono studi in itinere".  

"Non tutti siamo uguali c'è chi risponde meglio e peggio al vaccino", ricorda Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e componente dell'Unità di crisi Covid-19 della Liguria.  

"Il vaccino non è una cortina impenetrabile per il virus, non è uno schermo né il mantello magico di Harry Potter al di sotto del quale si diventa invisibili al Sars- Cov-2. Voglio dire che, ad oggi, non ci sono evidenze che i vaccinati non si possano mai più infettare, magari senza avere sintomi di alcun genere, e quindi contagiare altre persone," ha sottolineato all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud della Fondazione italiana di medicina personalizzata, chiarendo sui casi di infezione anche dopo due dosi di vaccino anti-Covid. "Il vaccino, lo abbiamo sempre saputo e non solo per il siero anti-Covid, fa sì che, una volta entrato nell’organismo che ha provveduto ad infettare, il vero Sars-Cov-2 trovi pronti gli anticorpi che, impedendogli di riprodursi, lo bloccano facendo in modo che la persona non si ammali - osserva l'immunologo -. Conseguentemente il concetto va esteso anche alle misure di prevenzione, ai dispositivi di protezione che andranno usati da chi si è vaccinato non tanto per proteggere se stessi, ma soprattutto per proteggere gli altri". "Il vaccino non è l'attestato del 'liberi tutti'. Solo col tempo, la campagna vaccinale condotta su grandi numeri e la presa d’atto dell’andamento dell’epidemia nelle comunità di vaccinati, potranno dare certezze circa il reale effetto protettivo dei vaccini non solo verso chi li ha ricevuti ma anche verso terzi non protetti da adeguata vaccinoprofilassi", conclude Minelli. 

Come si legge sul sito dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) "la durata della protezione non è ancora definita con certezza perché fino ad ora il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi, ma le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus suggeriscono che dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi".  

"Lo scopo degli studi registrativi era di valutare l’efficacia dei vaccini nel proteggere dalla malattia COVID-19. Gli studi per stabilire se le persone vaccinate, infettate in modo asintomatico, possano contagiare altre persone sono in corso. Poiché è possibile che, nonostante l’immunità protettiva, in qualche caso il virus possa persistere nascosto nella mucosa nasale, le persone vaccinate e quelle che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19", spiega ancora l'Aifa. 

Secondo l'Aifa la seconda dose non è indicata 

Pfizer  

L’efficacia del vaccino è stata dimostrata dopo una settimana dalla seconda dose. 

I risultati di questi studi hanno dimostrato che due dosi del vaccino Comirnaty somministrate a distanza di 21 giorni l’una dall’altra possono impedire al 95% degli adulti dai 16 anni in poi di sviluppare la malattia COVID-19 con risultati sostanzialmente omogenei per classi di età, genere ed etnia. Il 95% di riduzione si riferisce alla differenza tra i 162 casi che si sono avuti nel gruppo dei 18.325 che hanno ricevuto il placebo e i soli 8 casi che si sono avuti nei 18.198 che hanno ricevuto il vaccino. 

Moderna  

L’efficacia è stata completata dopo due settimane dalla seconda dose.  

I risultati degli studi hanno dimostrato che due dosi del vaccino Moderna, somministrate a distanza di 28 giorni l’una dall’altra, sono state in grado di impedire al 94,1% degli adulti dai 18 anni, vaccinati, di sviluppare la malattia COVID-19. I casi riferiti erano 11 tra i vaccinati e 185 nel gruppo placebo: risultati sostanzialmente omogenei per classi di età, genere ed etnia. Tutti i casi gravi di COVID-19 (30 in totale, con 1 decesso) verificatisi tra i partecipanti allo studio si sono registrati nel gruppo di controllo: risultati che confermano la capacità del vaccino di prevenire la forma severa della malattia provocata da SARS-CoV-2. 

La protezione inizia da circa 3 settimane dopo la somministrazione della prima dose di Vaxzevria e persiste fino a 12 settimane. Tuttavia, fino a 15 giorni dopo la somministrazione della seconda dose la protezione potrebbe essere incompleta. Inoltre, come accade con tutti i vaccini, anche la vaccinazione con Vaxzevria potrebbe non proteggere tutti i soggetti vaccinati. 

Nei soggetti vaccinati con il regime posologico approvato (2 dosi a distanza di 4-12 settimane l’una dall’altra) sono stati osservati 64 casi di COVID-19 su 5.258 individui vaccinati e 154 casi su 5.210 del gruppo di controllo. Complessivamente l'efficacia vaccinale di Vaxzevria è risultata pari al 59,5% nel prevenire la malattia sintomatica. Nei partecipanti che presentavano una o più comorbilità, l'efficacia del vaccino è stata molto simile (58,3%). 

Nei partecipanti che hanno avuto la seconda dose dopo 12 settimane dalla prima, l’efficacia dopo 14 giorni dalla seconda dose è stata dell’82,4%. 

In tutti i partecipanti che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino, a partire da 22 giorni dopo la prima dose non si sono osservati casi di ospedalizzazione (0%, su 8.032), rispetto a 14 casi (0,2%, su 8.026), di cui uno fatale, segnalati per il controllo. 

Quattordici giorni dopo la vaccinazione, nelle persone vaccinate sono stati osservati 116 casi di COVID-19 su 19.630 a fronte dei 348 casi sui 19.691 del gruppo di controllo. Pertanto, l’efficacia vaccinale di COVID-19 Vaccine Janssen è risultata pari al 66,9% nel prevenire la malattia COVID-19 sintomatica da moderata a grave/critica. Il risultato include le persone di età uguale o superiore ai 60 anni.  

L’efficacia osservata è stata del 66,1% dopo 28 giorni dalla vaccinazione (66 casi osservati tra le persone che avevano ricevuto il vaccino COVID-19 Janssen da almeno 28 giorni, rispetto a 193 casi nel gruppo placebo). Inoltre, a 14 giorni dalla vaccinazione, si sono verificati 14 casi severi nel gruppo delle persone vaccinate e 60 casi nel gruppo di controllo (efficacia 76,7% nel prevenire la malattia grave/critica), mentre dopo 28 giorni si sono verificati 5 casi nel gruppo vaccinato e 34 nel gruppo placebo (efficacia 85,4%).  

Tra le persone che hanno presentato malattia severa a 14 giorni dalla vaccinazione - 14 tra i vaccinati e 60 del gruppo placebo - rispettivamente 2 e 6 casi hanno richiesto ospedalizzazione. Tre persone sono decedute (tutte nel gruppo placebo). Complessivamente, l’efficacia del vaccino è stata simile nei diversi gruppi analizzati in base a età, presenza di comorbidità, sesso ed etnia.