Covid: da paura a emergenza, così scoppiò crisi bombole ossigeno in pandemia

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Milano, 22 nov. (Adnkronos Salute) – "In tempi recenti, sullo spazio di collaborazione" creato per fronteggiare eventuali disfunzioni che possono portare alla carenza di farmaci, "abbiamo costruito iniziative per evitare che l'Italia soccombesse alla carenza di prodotti da rianimazione durante la pandemia" di Covid-19. "E, parlando sempre dell'ultimo anno complicato", un caso emblematico è stato "l'intervento fatto con Federfarma e Assogastecnici rispetto alla cosiddetta carenza di bombole" dell'ossigeno. "Fu questo un problema sostanzialmente mediatico" all'inizio. "Però, nel rumore che era stato generato, stava causando un problema reale. Perché chiaramente con l'allarme sull'assenza delle bombole queste non venivano più ricircolate. Chi ce le aveva pensava che fossimo sull'orlo dell'apocalisse e quindi preferiva tenersi stretto l'oggetto che invece doveva essere rimesso a disposizione della rete". A raccontare come dalla paura si possa generare un'emergenza è stato Domenico Di Giorgio, esperto dell'Agenzia italiana del farmaco Aifa.

In occasione della presentazione del volume Aifa – Ipzs (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato) intitolato 'Il Tavolo tecnico indisponibilità', sul tema della mancanza dei farmaci, Di Giorgio ha sottolineato come possono essere diverse le situazioni che danno origine a una carenza in questo settore. E il caso della crisi dell'ossigeno nei primi tempi più duri della pandemia di Covid-19 insegna.

L'esperto, dirigente dell'Area ispezioni e certificazioni, ne ha esplorato le dinamiche, spiegando come talvolta anche la paura di un'emergenza possa generare una crisi reale, e come servano approcci scientifici e mirati per affrontare un problema così eterogeneo e complesso come la carenza o indisponibilità di farmaci.

"La mancanza del farmaco è un sintomo che ha dietro diverse malattie e disfunzioni e va gestito con un approccio scientifico, non considerando qualsiasi assenza o ritardo del prodotto alla stessa maniera. Il problema è articolato, ridurlo a semplificazioni e slogan non è sensato, mentre è importante invece condividere un metodo", ha osservato Di Giorgio, raccontando l'attività del Tavolo tecnico indisponibilità.

Un tavolo che "discende dal lavoro che Aifa aveva fatto sui furti dei farmaci – ha ripercorso l'esperto – Con l'Operazione Vulcano del 2014-2015 noi abbiamo dovuto mettere le mani nelle disfunzioni distributive, scoprendo meccanismi che poi sono gli stessi che abbiamo cercato di contrastare nel Tavolo indisponibilità. Abbiamo scoperto che nella filiera c'erano delle distorsioni indotte da norme che avevano permesso lo sviluppo di operatori non esattamente aderenti alle norme di buona distribuzione, che pensavano soltanto a fare business. Nell'ambito dell'indagine abbiamo per esempio trovato quelli che servivano a ripulire farmaci rubati. Ma la dinamica con cui si rastrellavano e si esportavano alcuni farmaci era la stessa. C'erano operatori che, lungi dal fare servizio pubblico come richiedeva la normativa, facevano business attraverso un sistema valori centrato sul guadagno".

L'analisi affrontata dall'Aifa partendo dal problema dei furti di farmaci ha portato a inaugurare "un approccio culturale. E l'esito di questo lavoro ci ha permesso per esempio di dimezzare il peso delle esportazioni dei farmaci per cui avevamo problemi di disponibilità intermittente". E in tempi più recenti, appunto, di affrontare le crisi legate alla pandemia.

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