Covid, Danese (Forum Terzo Settore): per il dopo ci si coinvolga

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 29 mar. (askanews) - "Come terzo settore non ci siamo fermati nemmeno un secondo e la situazione in città, nella regione e nel paese con i report che ci giungono da tutta Italia non può che lasciarci molto preoccupati. Ormai riscontriamo sempre più un certo medio in difficoltà e che chiede sostegno". Parola di Francesca Danese, portavoce del Forum del Terzo settore Lazio, una realtà che può contare su 450.000 un tra soci, lavoratori, volontari e collaboratori, che coordina anche i Forum delle regioni del Centro Italia. Il Forum associa, ad oggi, 33 organizzazioni e reti regionali di secondo livello che operano nel Volontariato, nell'Associazionismo e nella Cooperazione Sociale, nella solidarietà interna ed internazionale, nell'economia e la finanza etica e solidale. "Con la pandemia - afferma la Danese, intervistata da Askanews - si è di molto allargata l'utenza e il perimetro dei nostri interventi. Accanto a chi sapevamo che aveva già difficoltà pregresse si sono aggiunte altre tipologie come l'insegnante col figlio a carico e, semmai, con un ex marito non più in grado di provvedere al sostegno economico perché semmai espulso dal circuito lavorativo, anziani soli e spesso vittime anche di truffe. Con Federconsumatori abbiamo trovato un accordo per interventi a loro sostegno per evitare che, le difficoltà e l'ansia di non riuscire a pagare le bollette di casa, siamo la molla per il ricorso a prestiti che poi si rivelano dei veri strozzinaggi. Abbiamo seguito in questi mesi 50 famiglie vittime di usura, ma difficoltà le riscontriamo quotidianamente tra gli anziani nella comprensione di come accedere alle informazioni corrette per ottenere aiuti e ristori che pure sono previsti. Da qui i nostri servizi informativi e di formazione in questa direzione". D. - Ma dal vostro osservatorio quali altre emergenze riscontrate in questi difficili mesi? DANESE - "Debbo dire che si tratta di un panorama molto frastagliato sia a livello cittadino che regionale. Si va dalle difficoltà legate alla didattica a distanza per molte famiglie con problemi di collegamento da casa, ai computer mancanti, soprattutto per i nuclei più numerosi. Per questo nei giorni scorsi abbiamo lanciato, in collaborazione con l'A.s. Roma calcio, una campagna legata alla distribuzione di tablet per famiglie più in difficoltà. Ma potrei citare anche le fatiche sempre più grandi che debbono sopportare le donne costrette ad una scelta drammatica tra lavoro e cura, a conciliare i tempi quando non c'è un asilo vicino, ci sono difficoltà di trasporto o non si è inseriti in una rete familiare allargata. Problemi che fanno andare in crisi coppie o single sempre più impossibilitati ad affrontare la situazione di emergenza. Mi pare che in questo campo l'agenda delle politiche pubbliche sia molto deficitaria e legata ad una mentalità sorpassata e che non tiene conto della realtà attuale. Citerei poi le patologie croniche. Abbiamo firmato in questi mesi un accordo con le farmacie comunali di Roma per sostenere persone affette da patologie croniche e che non si curavano più perché non in grado di pagare i ticket, e, quindi, di accedere alle medicine necessarie. Anche per la distribuzione dei pacchi alimentari abbiamo tenuto presente l'aumento esponenziale, più del 48%, delle patologie cardio-vascolari per la poca varietà degli alimenti forniti . Grazie ad un accordo con la rete dell'agricoltura sociale siamo stati in grado di consegnare cibo di qualità. C'è poi tutto il tema dell'handicap grave e gravissimo, dei caregiver e non solo legato ai vaccini. Infine, ma non certo per importanza, i ritardi nelle politiche abitative. Un solo dato: a Roma e provincia la Regione Lazio ha consegnato 220 case popolari ma il Comune che non ha ancora assegnato nulla. Si immagini che manca il direttore per le politiche abitative e si stanno consegnando con grandissimo ritardo i buoni di sostegno agli affitti; questi ci sono ma non vengono distribuiti da almeno un anno. Questo mentre assistiamo all'aumento delle persone senza dimora, e tra loro anche donne e giovani. A Roma l'assessorato alle politiche abitative è immobile. E' una questione vergognosa che la pubblica amministrazione non risponda ad una emergenza così grave in una città metropolitana come Roma". Roma, 29 mar. (askanews) - D. Quali suggerimenti darebbe al decisore politico in questo momento così particolare? DANESE - "Innanzitutto di dare spazio e riconoscere il ruolo e il contributo che può giungere dalla società e dai territori. Quando si fanno le cabine di regia il limite che riscontro è che mai sono invitati coloro che stanno tenendo un minimo di coesione sociale nel paese e tra questi certamente c'è il terzo settore. Debbo dire che nel Lazio abbiamo una eccellente cabina di regia ma questo non avviene ad altri livelli dove non vengono coinvolti esperti dai territori. Per la ricostruzione che ci si prospetta di fronte non si può restringere il campo solo alla pur importante questione sanitaria, ma occorre avvalersi dei contributi di altri tecnici come sociologi o educatori. Le dirò una cosa: l'Italia in questo momento non scoppia anche perché una realtà così estesa e viva come il terzo settore non si è mai fermato". D. Il Recovery è stato individuato come strumento cardine per la ripresa socio-economica. Lei cosa consiglia? DANESE - "Tra le tante cose servirebbe assolutamente una forte formazione e, direi, un aggiornamento per i funzionati della Pubblica amministrazione che poi saranno coloro che dovranno far funzionare la macchina una volta avviata. Vediamo delle lentezze ed una classe dirigenziale vecchia anche dal punto di vista della mentalità. Questo anche come conseguenza del blocco delle assunzioni degli ultimi anni. Un esempio? Con il nuovo codice del Terzo Settore dovremmo, per legge, co-programmare e co-progettare con la pubblica amministrazione gli interventi di tipo sociale ma questo quasi mai si attua e si preferisce continuare a procedere ancora sulla via delle gare al ribasso d'asta. Alle volte parlerei anche di una visione 'ottocentesca' degli interventi. Sento parlare poco di welfare nel Recovery. Intendo in una visione nuova ed aggiornata che ormai comprende anche realtà come quelle legate alla tutela del patrimonio, o il sostegno alle associazioni culturali che rendono vivo un territorio. Bisogna evitare che, alla fine, si producano proposte di progetti lontani dalla società e dai suoi reali bisogni. Occorrono progetti anche grandi ma con una visione. Penso, come accennavo, al dramma abitativo. Se pensiamo che questo paese è fermo alle politiche sull'abitare di Fanfani negli anni Settanta.... Serve agire, certo, ma con una visione innovativa e prospettica, che comprenda, ad esempio, il recupero e la trasformazione...".