Covid, dubbi sui dati forniti delle Regioni: indagano i pm

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L’ultimo Dpcm Conte ha suddiviso l’Italia in zone rosse, arancioni e gialle, in base al livello di rischio. Tuttavia persistono ancora molti dubbi sulla corretta assegnazione di alcune Regioni a una determinata fascia, in relazione al rischio di contagio e la tenuta del sistema sanitario. Le polemiche non si placano e, come riportano Corriere e Repubblica, il governo comincia a nutrire sospetti sui numeri forniti dai vari territori. E così, il valzer dei numeri e dei colori finisce sotto inchiesta.

Troppe oscillazioni dell’ultimo minuto sulle terapie intensive, troppe cose che non tornano sull’occupazione dei posti letto degli ospedali, troppe discrasie tra quanto vedono (e denunciano) i dottori nei reparti e quanto invece le Regioni hanno comunicato all’Istituto superiore di sanità a Roma, per ottenere il colore del proprio lockdown. Nel mirino dei pm sono finite in particolare i casi Campania e Liguria.

La Campania

Se da un lato il governatore Vincenzo De Luca ha attuato misure più stringenti di quelle delle zone gialle, dall’altro c’è chi dice che non è abbastanza. Il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, ha più volte invocato un vero e proprio lockdown per Napoli. E anche i medici locali lo chiedono da giorni. Ma il ministro Speranza ha precisato che non è compito del governo agire su una provincia.

Come spiega Repubblica, nel report di ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità si segnala che i dati inviati dalla Regione sarebbero incompleti, o comunque insufficienti a stabilire la corretta assegnazione a una zona. Inoltre, si legge che “le proiezioni di fabbisogno di posti letto non sono attendibili”. La Campania parla di una riconversione, e non di una creazione, di posti letto: dai 925 posti disponibili di metà ottobre ai 3.160 di oggi. Ma la situazione, secondo il ministero, non sarebbe coerente con quanto osservato negli ospedali ormai presi d’assalto.

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La Liguria

Dubbi anche in Liguria. La procura di Genova sta cercando di fare chiarezza, ma sulla validità dei dati, il presidente Toti ha replicato: “Dopo otto mesi di flusso costante di una mole gigantesca di dati, è grottesco che qualcuno oggi da Roma, per ripararsi dalle proprie responsabilità, metta in dubbio questo sistema. Bene ogni indagine seria ed accurata”.

“La qualità dei nostri dati è straordinariamente precisa e puntuale - ha aggiunto Toti all’Ansa - Siamo certi che ogni ulteriore verifica fatta con l’occhio della verità confermerà che i nostri dati sono ineccepibili. Da mesi impieghiamo molte più risorse di quelle previste dagli accordi ministeriali per inviare screening accurati e complessi”.

Brusaferro (Iss): “Non ho motivo di dubitare della veridicità di quanto ci è arrivato”

Il presidente dell'Iss si dice convinto che non vi sia stato dolo da parte delle Regioni nel comunicare i dati: "Sì. Ci sono state fasi in cui la raccolta e la trasmissione sono state più difficoltose da parte dei territori più sottoposti alla pressione dell'epidemia, e questo ha determinato stime più approssimative. Ma è fisiologico, non ci vedo volontarietà. Dopodiché, se ci saranno elementi concreti, valuteremo", spiega a Repubblica.

Non crede che i numeri possano essere strumentalizzati per evitare il lockdown? "Non ho motivo di dubitare della veridicità di quanto ci è arrivato", risponde. Eppure diversi governatori si lamentano: "Le valutazioni del rischio a livello regionale non sono pagelle - precisa Brusaferro - ma strumenti che ci aiutano a navigare. Non sono valutazioni né positive, né negative. Nella cabina di regia non si fa politica: siamo un organo tecnico che si occupa di sanità pubblica".

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