Covid e morti in Italia: lo studio segreto della Fondazione Kessler

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(AP Photo/Antonio Calanni)
(AP Photo/Antonio Calanni)

Stefano Merler, il matematico-epidemiologo della Fondazione Bruno Kessler di Trento che fa i conti per l’Istituto superiore di Sanità e il ministero della Salute da febbraio 2020, lancia un allarme molto serio: come riporta il Corriere della Sera, lo studio condotto dalla Fondazione apre scenari preoccupanti sull'alto numero di morti in Italia dovute alle riaperture di fine aprile.  

Come spiega Merler, l’ultimo Rt rilevato sui casi sintomatici, riferito al periodo tra il 31 marzo e il 13 aprile, è di 0,81. È la base di partenza. Sul tavolo ci sono varie ipotesi. Se l’Rt ricresce a 1, cosa più che probabile a seguito delle riaperture da ieri al 15 luglio, dovremmo continuare a fare i conti con 200/300 morti circa al giorno. Tuttavia, se sale a 1,1, il rischio è di un aumento costante dei decessi fino ad arrivare a metà luglio a 600 al giorno (300 al 24 giugno). A 1,25 il disastro: fino a 1.200/1.300 vittime al giorno. Ovviamente tutto ciò vale in uno scenario di "liberi tutti".

Merler spiega che se le riaperture fossero state rimandate al 12 maggio i decessi giornalieri avrebbero potuto essere la metà: 100. Il motivo? Ritardare di due settimane avrebbe voluto dire aprire con un numero di casi giornalieri decisamente inferiore a quello attuale. 

L’ultimo report del Cts, aggiornato al 18 aprile, conta 157 casi a settimana ogni 100 mila abitanti. Perché l’epidemia sia sotto controllo bisogna arrivare a 50. Senza riaperture, che incidono sull’innalzamento della curva di infezioni, tra 15 giorni avremmo potuto scendere un bel po’. In questo caso, sempre con un Rt a 1, cioè con un infetto che ne contagia un altro, avremmo avuto un numero di partenza di contagi più basso. Con l’ovvia conseguenza di un minor numero di morti in prospettiva. Sempre al 15 luglio, con un Rt all’1,1, sarebbero stati 200. Mentre con un Rt a 1,25 sarebbero stati comunque diverse centinaia.

Il timore della Fondazione è che essendo elevata, la curva dei contagi possa ricrescere in fretta, costringendo a nuove chiusure. Ma qui sono entrate in campo le scelte politiche. Il "rischio calcolato" invocato da Mario Draghi.

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