Covid e sci, Comunità montane: "Va bene divieti ma ristori per tutti"

webinfo@adnkronos.com
·2 minuto per la lettura

di Enzo Bonaiuto

Nulla in contrario con i divieti che colpiscono le zone montane e in particolare i centri sciistici, se decisi dalle autorità istituzionali su indicazioni scientifiche; ma parallelamente servono i giusti ristori per tutti, non solo per i gestori degli impianti e non solo per le località turistiche, perché non c'è una neve 'firmata' e una neve 'sfigata'... E' in sintesi la posizione che il presidente dell'Uncem, l'Unione delle comunità montane, Marco Bussone, esprime all'AdnKronos a proposito delle misure varate o annunciate dal Governo in merito al contrasto della pandemia per il coronavirus.

"Anzitutto, per individuare le migliori soluzioni, serve un dialogo rafforzato fra tutti i soggetti interessati e i diversi livelli istituzionali, Governo e Regioni, enti locali e imprese di settore, per evitare contrapposizioni e polemiche, per non parlare delle chiacchiere da bar - premette Bussone - Non mi oppongo alle decisioni prese sui dati reali e sulle considerazioni scientifiche del Cts, ricordando però che il coronavirus non si diffonde sciando sulla neve".

Ma, aggiunge Bussone, "se il settore resta bloccato fino all'Epifania, bisogna trovare adeguate forme di ristoro, di supporto, di tutela e di garanzia, che però devono riguardare tutti, i gestori degli impianti di sci come i lavoratori stagionali, senza distinguere in modo stucchevole tra montagna dello sci e 'altra' montagna: non esiste la montagna dove nevica 'firmato' e quella dove nevica 'sfigato'. La montagna ha determinate vocazioni che i Comuni e le imprese scoprono, alimentano e incrementano".

Ricorda il presidente dell'Uncem: "La montagna rappresenta un asse fondamentale dello sviluppo locale, riguarda il 54% del territorio italiano, circa 10 milioni di abitanti e produce il 12% del Pil nazionale fra turismo e indotto, che siano alberghi cinque stelle lusso o b&b, chalet o impianti di risalita. Non si è mai parlato così tanto di montagna come in questi giorni - osserva Bussone - Ma serve una nuova attenzione, che guardi al futuro, ben oltre il 15 dicembre o il 6 gennaio... Questo è il momento migliore per decisioni durature e politiche strutturali".