Covid e sicurezza nelle scuole, Gilda: aspettiamo ancora i fatti

Red
·2 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Roma, 15 apr. (askanews) - "Lo abbiamo sempre sostenuto sin dall'inizio della pandemia: l'unica vera scuola è quella in presenza che si fonda sul rapporto diretto tra docenti e alunni, mentre quella a distanza altro non è se non un surrogato da adottare soltanto in una situazione di emergenza. Tuttavia assistiamo ormai da troppo tempo a una querelle tra fautori della scuola aperta e sostenitori della scuola chiusa che non ci sembra trovi fondamento nelle evidenze scientifiche. Vorremmo, infatti, che qualcuno ci spiegasse perché adesso si è deciso di tornare in classe nonostante i dati relativi ai contagi siano più alti rispetto a quelli registrati quando all'inizio di marzo si stabilì di sospendere le lezioni in presenza". È quanto afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, snocciolando i dati: l'8 marzo i contagi erano 13.900 e 318 i decessi, mentre l'11 aprile, giorno della ripresa dell'attività didattica in presenza, si sono contati 15.744 contagi e 331 morti.

"Il fatto che le linee guida firmate dalle Regioni per lo screening di massa della popolazione studentesca siano rimaste lettera morta dimostra un'amara realtà: tavoli, protocolli e piani operativi sono tempo perso, tanta sicurezza nelle parole ma nessuna nei fatti. Tracciamento, medico scolastico, tamponi antigenici rapidi: la maggior parte delle misure previste non sono state applicate a dovere, compresa la rimodulazione del trasporto pubblico per consentire il necessario distanziamento a bordo dei mezzi. E proprio a causa di tutto ciò, ci preoccupa non poco l'ipotesi per le scuole superiori di un ritorno al cento per cento degli studenti a maggio, anche alla luce dello stop alle vaccinazioni per gli insegnanti. Una vera e propria incongruenza, soprattutto considerato che per completare l'immunizzazione dei docenti prenotati mancavano soltanto 400mila somministrazioni. Una platea - conclude Di Meglio - che si sarebbe potuta esaurire in un paio di giornate, visto che attualmente le dosi inoculate viaggiano al ritmo di quasi 300mila al giorno".