Covid e varianti, nuovo studio: c'è un allarme

Primo Piano
·2 minuto per la lettura

Eurosurveillance, una rivista scientifica europea dedicata all’epidemiologia, sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie trasmissibili, ha pubblicato uno studio di comparazione che riguarda le tre varianti di coronavirus più diffuse in Europa. Secondo la nuova ricerca, essere infettati da variante inglese, sudafricana o brasiliana comporta maggiori possibilità di subire un ricovero in ospedale (soprattutto riguardo alle ultime due) e in alcuni casi anche di rischiare la morte.

L’analisi ha considerato gli oltre 23mila casi di varianti segnalati nel corso delle varie settimane, da settembre a marzo (dalla 38ma settimana del 2020 alla 10ma del 2021), in Italia, Cipro, Portogallo, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo e ha confrontato i vari esiti (ricoveri, ricoveri in terapia intensiva e decessi) con quelli di casi «senza varianti» derivanti dallo stesso Sistema europeo di sorveglianza (TESSy) ospitato presso il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). Lo studio mostra un aumento del rischio di ricoveri associati alle varianti anche negli individui di mezza età.

GUARDA ANCHE - Cos'è la variante brasiliana?

Sempre secondo lo studio, la variante inglese aumenta il rischio di ospedalizzazione dell’11%, di terapia intensiva dell’1,4% e i casi ospedalizzati erano significativamente più giovani con età media di 63 anni, rispetto a coronavirus «arcaico» con età media di 69 anni.

La variante sudafricana aumenta il rischio di ospedalizzazione del 19,3%, di terapia intensiva dell’2,3% mentre l’età media era simile, a 67 anni. La variante brasiliana invece accresce il rischio di ospedalizzazione del 20%, di terapia intensiva dell’2,1% mentre l’età media è più alta anche del coronavirus "arcaico" con 76 anni di età.

Nei modelli stratificati per età, i gruppi di età 20-39 e 40-59 anni avrebbero, rispettivamente, probabilità di ospedalizzazione di 3 e 2,3 volte maggiore rispetto ai casi non "variante", mentre il ricovero in terapia intensiva o la morte non differisce in modo significativo in nessun gruppo di età. Per i casi di sudafricana, si osserva una probabilità di ospedalizzazione di 3,5-3,6 volte superiore per i gruppi di età 40-59 e 60-79. Il ricovero in terapia intensiva è significativamente più probabile per le età comprese tra 40 e 59 anni. 

Per i casi di brasiliana, infine, si osserva una probabilità di ospedalizzazione tra le 3 e le 13,1 volte maggiore nei gruppi di età 20-39, 40-59 e 60-79, nonché una probabilità di ricovero in terapia intensiva di 2,9-13,9 volte superiore.

Complessivamente le varianti sono più pericolose, soprattutto per i giovani, se si fa il confronto con il SARS-CoV-2 non mutato. Unica eccezione i decessi totali, che nel caso della variante inglese sono addirittura meno e superano il Covid "arcaico" solo nel caso della variante sudafricana.

GUARDA ANCHE - Cos'è la variante indiana?