Covid, ecco i tre farmaci che riducono morti e ricoveri del 50%: ok di Aifa

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L'Agenzia italiana del farmaco ha reso disponibili i medicinali anakinra, baricitinib e sarilumab per il trattamento del Covid-19 in pazienti ospedalizzati. Lo rendo noto la stessa Aifa, dopo la riunione straordinaria della sua Commissione Tecnico Scientifica (CTS).

I tre farmaci immunomodulanti, attualmente autorizzati per altre indicazioni, pur avendo proprie specificità "si aggiungono al tocilizumab nel trattamento di soggetti ospedalizzati con Covid-19 con polmonite ingravescente sottoposti a vari livelli di supporto con ossigenoterapia".

Tale decisione, basata sulle evidenze di letteratura recentemente pubblicate, allarga così il numero di opzioni terapeutiche e nello stesso tempo consente di evitare che l'eventuale carenza di tocilizumab o di uno di questi tre farmaci possa avere un impatto negativo sulle possibilità di cura. 

Nella riunione del 28 settembre 2021, il CdA di Aifa ha inoltre approvato l'inserimento dei tre farmaci anakinra, baricitinib e sarilumab nell'elenco della L.648/96, che consente la copertura a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Il provvedimento sarà efficace dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

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Come agiscono i tre farmaci

Un studio pubblicato su Nature Medicine ha mostrato come l'anakinra, in particolare, riduca drasticamente la gravità della malattia. 

"Il beneficio clinico con il trattamento con anakinra era già evidente dal giorno 14, e questo è di importanza clinica perché il primo giorno 14 è il periodo durante il quale si prevede che un paziente peggiori; il beneficio di anakinra è stato mantenuto fino al giorno 28. L'entità dell'efficacia di anakinra è stata dimostrata in tutte le analisi multivariate in cui in presenza del trattamento con anakinra l'effetto della gravità della malattia al basale sull'esito finale è stato perso". 

"La percentuale di pazienti che si sono completamente ripresi ha superato il 50% e il numero di pazienti che sono rimasti con una malattia grave è stato ridotto del 54% - si legge ancora su Nature - La maggior parte della popolazione dello studio aveva un Covid-19 grave al basale e l'85,9% stava ricevendo un trattamento standard di cura contenente desametasone".

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