Covid, Figliuolo: “Così l’Italia ha vinto sulla pandemia, nostro modello pronto per nuova emergenza”

figliuolo
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Per un anno è stato commissario straordinario per l’emergenza Covid 19, ha raggiunto gli obiettivi fissati e liberato il paese dalla morsa del virus, il generale Francesco Paolo Figliolo, sabato 4 giugno a Torino per l’evento di chiusura del Festival dell’Economia ha spiegato come è riuscito a traghettare l’Italia fuori dalla pandemia.

Bilancio positivo

«È un bilancio positivo perché il modello realizzato che è stato basato su competenze, valori come coraggio, lealtà, verticalità delle decisioni alla fine è risultato vincente». In particolare, il Generale Figliuolo ha ricordato tutte le categorie che con il loro lavoro hanno reso possibile questo traguardo, «a cominciare dagli operatori sanitari e sociosanitari, ma anche il mondo dell’associazionismo con i volontari che non si sono risparmiati, e poi gli imprenditori, i professionisti, le banche e tutti quegli enti che hanno messo a disposizione locali, ma anche competenze amministrative per gestire gli oltre 3000 hub vaccinali sul territorio. E poi la competenza della mia squadra con personale specializzato di tutte le forze armate, della guardia di finanza, dei carabinieri, il magistrato della Corte dei Conti e i due magistrati dello Stato che hanno fatto la differenza».

Coraggio delle scelte

Organizzazione, una squadra di professionisti competenti di assoluta fiducia e coraggio delle scelte, così il Generale Figliolo ha resettato il sistema, introdotto la tessera sanitaria per identificare la platea vaccinale e superato le difficoltà di un territorio non omogeneo. «Quando sono arrivato mi è stato chiesto dal Presidente del Consiglio un cambio di passo perché la pandemia stava distruggendo la salute pubblica, l’economia e la socialità degli italiani – ha raccontato a margine del Convegno – non c’era la circolarità delle informazioni, non riuscivamo a definire bene le platee delle persone da vaccinare per prime, oppure a mettere a sistema tutti i dati dei cittadini, perché finivano in parte all’anagrafe vaccinale nazionale e in altra parte erano dati che avevano le regioni, allora ho chiesto che venisse utilizzata la tessera sanitaria come dato di riferimento e questo ci ha permesso di avere una fotografia unica e valida per tutti».

Lombardia da ultima a prima della classe

Una scelta che risulta determinante per ribaltare la situazione in particolare della Lombardia, partita con un netto ritardo nella campagna vaccinale, è riuscita in poco tempo, non solo a ridurre il gap con le altre regioni, ma addirittura a fare prestazioni eccezionali «Grazie al sistema centrale si è riusciti ad ovviare alla partenza disastrosa – ha analizzato Figliuolo –. Lasciare indietro la Lombardia che di fatto è una Regione Stato e un sesto dell’Italia significava far fallire la campagna vaccinale e non potevamo permettercelo».

E così non è stato, nonostante i tanti i momenti difficili: dalle pressioni iniziali di coloro che ritenevano di avere diritto per primi alla somministrazione, alle scorte che mancavano, fino ai due vaccini a base adenovirus, banditi per i giovani «Se si fosse potuto coinvolgere in maniera più massiccia i medici di medicina generale e i farmacisti, probabilmente avremmo fatto ancora meglio – ha sottolineato il Generale -, anche una migliore gestione della comunicazione a livello istituzionale e con i media avrebbe garantito maggiore tranquillità. Troppa animosità ed emotività hanno creato infatti delle sfere di grigio che. fortunatamente però gli italiani hanno saputo superare. Alla fine, sono stati fatti dei numeri strepitosi e oggi siamo un punto di riferimento mondiale».

Il futuro fa meno paura

Superata la pandemia da Covid resta il modello di efficienza organizzativa realizzato dal Generale Figliuolo che è un patrimonio che potrebbe essere utile anche in futuro per affrontare nuove emergenze «Sicuramente possiamo replicarlo per emergenze non solo legate a pandemie – ha puntualizzato Figliuolo -. Oggi abbiamo un catalizzatore basato su competenze e valori che viene recepito come tale, per cui ritengo che il modello vada bene. Sarebbe importante però che questi modelli diventino patrimonio dell’ordinario, e non si dica che l’Italia riesce a dare il massimo e fare cose eccezionali solo nell’emergenza».

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