Covid, Garattini: "Dobbiamo produrre vaccini, pensare a scenario peggiore"

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"Che si faccia in Europa o che si faccia in Italia, è molto importante che ci sia una produzione di vaccini" anti-Covid. "Dobbiamo prepararci. Guardiamo al peggiore scenario possibile e prepariamoci a quello. Se poi le cose andranno meglio, bene. Però non pensiamo che le cose siano facili e che si possano risolvere rapidamente". E' il monito lanciato da Silvio Garattini, fondatore e presidente dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, intervenuto ad 'Agorà' su Rai 3. "Questo è un punto molto importante - avverte - Ho visto che il presidente del Consiglio" Mario Draghi "nelle sue dichiarazioni è su questa linea, quindi speriamo".

"Il problema" Covid "andrà avanti anni, probabilmente", ammonisce il farmacologo: "Ci sono le varianti, ci sono i cambiamenti che il virus" Sars-CoV-2 "effettua, e quindi noi l'anno venturo potremmo avere bisogno di un altro tipo di vaccino rispetto a quello che abbiamo attualmente. Dobbiamo prepararci", insiste lo scienziato.

"Siamo in ritardo", rileva Garattini. "Hanno vaccinato più di noi Francia e Germania" che "hanno più riserve - spiega - perché la Francia ha fatto un accordo per utilizzare gli stabilimenti di Sanofi in modo da produrre molte più dosi" di prodotti di altre aziende, e "la Germania ha costruito due stabilimenti in cui realizzare vaccino. Noi potevamo realizzare stabilimenti per produrre vaccino e non l'abbiamo fatto - osserva il presidente del 'Mario Negri' - Potevamo farlo, l'Europa poteva farlo. Ci sono tanti gruppi che hanno la possibilità di preparare il vaccino".

Per contribuire alla produzione di sieri contro Covid-19 "si può fare in varie maniere - precisa il farmacologo - Molti hanno pagato royalty per avere la possibilità di produrre vaccino". E "in linea estrema, siccome" la pandemia "è un problema mondiale, si può anche provvedere alle licenze obbligatorie".

"Le industrie - ricorda Garattini - hanno ricevuto dal settore pubblico o da Fondazioni qualcosa come 16 miliardi di dollari. Questo è quello che ha permesso di fare una cosa che non è mai stata fatta nel campo dei vaccini, e cioè produrre il vaccino mentre lo si sta studiando. Noi abbiamo un certo numero di dosi perché la produzione di vaccini è stata fatta mentre si studiava, proprio perché si avevano soldi a disposizione".

Quindi il 'rimprovero': "Come Europa bisogna dire che" nella pianificazione delle vaccinazioni anti-Covid "siamo stati incapaci, perché siamo arrivati con grande ritardo". "Che i vaccini fossero in studio lo sapevamo da febbraio - ricorda - In maggio sono stati lanciati molti appelli al Governo perché facesse al più presto possibile delle prenotazioni e il Governo ha aspettato in parte l'Europa". Ma "l'Europa è stata lenta, la stessa presidente" della Commissione Europea Ursula von der Leyen "si è scusata per la lentezza con cui ci si è mossi".

"Molti Paesi hanno ordinato" dosi "in anticipo - sottolinea il farmacologo - L'Inghilterra non è che abbia più vaccini perché non ha seguito le regole dell'Ema", l'Agenzia europea del farmaco. "Ha più vaccini perché ha pagato in anticipo per averli, e quando" il vaccino "è stato approvato l'ha potuto avere regolarmente. Israele ha avuto da Pfizer tutti i vaccini necessari perché ha pagato di più", e inoltre "ha ricambiato mandando i dati che si accumulavano durante l'utilizzo del vaccino".

"Va benissimo l'organizzazione" che il governo Draghi sta pianificando per accelerare sulle vaccinazioni anti-Covid, "ma il problema è avere i vaccini e non li abbiamo. Fino al secondo trimestre abbiamo pochissime dosi, perciò quello che bisogna fare è aumentarne il numero". "Ciò di cui abbiamo bisogno è di guardare quello che sta succedendo nel mondo", spiega lo scienziato, ricordando che "ci sono almeno 60 vaccini in corso di sperimentazione clinica" contro Sars-CoV-2. "Si tratta di guardare e di avere delle persone esperte che fanno le prenotazioni dei prodotti più avanzati. E' questo quello che bisogna cercare di fare", esorta il farmacologo: "Avere un pool di esperti, che non vuol dire virologi o scienziati - precisa Garattini - ma persone oneste che conoscono il mercato internazionale dei vaccini".