Covid, Giliberti (Aics): "La parabola della Bosnia, dalla piazza pro vaccini ai no Vax"

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Dalle proteste di piazza della fine dello scorso inverno, per chiedere di poter essere vaccinati contro il coronavirus quando le dosi mancavano, all'esubero dei vaccini attuali, senza che nessuno voglia più farseli somministrare. E' la situazione della Bosnia Erzegovina dove, come spiega ad Adnkronos Luca Giliberti, coordinatore del progetto per la cura dei tumori femminili di Re.Te. (Rete oncologica)/Aics, ''chi voleva vaccinarsi lo ha fatto''.

E ora ''i no vax non organizzano campagne o proteste, ma quella grande fetta di popolazione che potrebbe e dovrebbe essere vaccinata'' non lo fa. Con il risultato che ''il cantone di Sarajevo vede vaccinata (con due dosi) circa il 50% della popolazione ed è il Cantone con la percentuale più alta. Perché la media nazionale è del 19,94%''. E il governo o le altre entità amministrative ''non sono in grado di convincere la popolazione a vaccinarsi come invece sono riusciti i Paesi europei con strumenti come il Green pass''.

In Bosnia Erzegovina per coordinare il progetto cofinanziato dal ministero degli Esteri e dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, Giliberti spiega che ''alla fine dello scorso inverno la situazione pandemica nel Paese era molto pesante''. E ''mentre in Europa era iniziata la campagna vaccinale, qui non erano ancora arrivati i vaccini se non attraverso alcune donazioni di Paesi limitrofi per vaccinare almeno in parte il personale sanitario. I motivi del ritardo nell'arrivo dei vaccini erano legati all'appartenenza della Bosnia Erzegovina al consorzio Covax''.

Proprio in quel periodo, ''essendoci moltissimi decessi dovuti al Covid e non essendoci la disponibilità del vaccino, la parte di popolazione desiderosa di vaccinarsi ha iniziato alcune proteste contro il governo''. Allo stesso tempo ''la Serbia aveva dato la propria disponibilità a vaccinare chiunque si fosse presentato a Belgrado da qualsiasi Paese provenisse. Questo ha creato tra febbraio e aprile 2021 un esodo massiccio di persone che si sono recate a Belgrado per ricevere il vaccino'', circa 30mila.

Nei mesi successivi in Bosnia Erzegovina sono arrivate le dosi tanto attese ed è iniziata ''la campagna vaccinale che ciascuno dei 12 centri amministrativi ha gestito autonomamente''. Ne è seguito ''un primo affollamento iniziale'', spiega Giliberti, ma poi ''le vaccinazioni sono proseguite e proseguono lentamente''. Quindi, ora ''ci sono i vaccini, ma la popolazione stenta a vaccinarsi perché chi voleva farlo lo ha già fatto e il resto della popolazione non ne vede la necessità''.

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