Covid: Gimbe, 'a settembre non avremo vaccini aggiornati, non rimandare'

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Roma, 19 apr. (Adnkronos Salute) – "Vi è un calo generale di attenzione nei confronti della pandemia, con la tendenza a rimandare tutto a settembre sperando in vaccini aggiornati alle nuove varianti. Su quest'ultimo punto emergono alcune perplessità, perché il virus muta molto più rapidamente rispetto alla velocità dell'industria di produrre nuovi vaccini". Così il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ospite di Radio Cusano Campus, che denuncia la scarsa adesione alla quarta dose di vaccino anti-Covid da parte delle categorie per le quali è indicato.

"Dal primo marzo – dettaglia – 791mila persone immunodepresse possono ricevere la quarta dose, ma in un mese e mezzo ne abbiamo coperte meno del 10% con ingiustificabili e imbarazzanti differenze regionali: il Piemonte è al 40% mentre Basilicata, Calabria e Molise superano di poco l'1%. Questo significa che il modello organizzativo regionale per la somministrazione della quarta dose alle persone immunocompromesse è stato attuato in maniera diversa. L'impressione – sostiene – è che la chiamata attiva delle persone presenti nei registri delle Asl stia portando alcune Regioni a raggiungere percentuali elevate a differenza della cosiddetta 'prenotazione volontaria'".

"Il secondo grande contenitore di persone destinate a ricevere la quarta dose – prosegue – comprende gli over 80, gli ospiti delle Rsa e le persone fragili nella fascia 60-79 anni: le somministrazioni sono iniziate da circa 7-10 giorni e, al momento, si registrano circa 17mila somministrazioni. Numeri veramente molto bassi". Secondo Cartabellotta, siamo in una fase in cui bisogna attuare strategie di chiamata attiva per somministrare un ulteriore richiamo alle persone over 80 e fragili: "Molti anziani potrebbero non essere a conoscenza dell'apertura di un'ulteriore somministrazione di vaccino. Le evidenze scientifiche, pur se modeste, dimostrano che un ulteriore richiamo in anziani e fragili riduce l'incidenza della malattia grave del 90%".

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