Covid gonfia il reddito di cittadinanza

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
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Reddito di cittadinanza (Photo: Francesco Fotia / AGF)
Reddito di cittadinanza (Photo: Francesco Fotia / AGF)

Il contatore si fermerà a fine anno a quota sette miliardi. Sono i soldi che lo Stato spenderà per dare il reddito di cittadinanza a tre milioni di persone. Eccolo il conto che Covid presenterà per finanziare una misura che l’emergenza ha fatto crescere, e di molto, in termini di richieste. E il trend sarà ancora più consistente il prossimo anno, con una platea che potrebbe arrivare a toccare quota 3,5 milioni. I numeri, che Huffpost è in grado di anticipare sulla base delle simulazioni fatte dall’Inps, puntellano due questioni. La prima: l’incremento delle domande tiene nella pancia un bisogno che il virus ha accresciuto. E, legato a questo elemento, un perimetro della povertà che si è fatto più largo. La seconda: lo stesso reddito si lega sempre più a una logica, che è allo stesso tempo una necessità, quella cioè di configurarsi come un sussidio strutturale.

Così il virus ha spinto le richieste

L’Inps, il cervellone che riceve le domande e che eroga i soldi, si è ritrovato a dover gestire un numero di richieste che è cresciuto costantemente nel corso dei mesi. Il picco a marzo, quando è esplosa la pandemia, ma più in generale nei primi otto mesi dell’anno le richieste sono cresciute del 25,8 per cento. All′8 settembre la fotografia scattata dall’Inps riporta che le famiglie beneficiare di almeno una mensilità del reddito di cittadinanza o della pensione di cittadinanza sono state quest’anno 1,2 milioni (il dato specifico è 1.248.879). Scorporato singolarmente, i beneficiari sono più di tre milioni (3.164.993). L’anno scorso il bilancio è stato inferiore: poco più di 967mila le famiglie beneficiare (967.733) per un totale di beneficiari singoli pari a 2,5 milioni (2.537.563).

I dati tengono conto anche della pensione di cittadinanza, oltre che del reddito, ed è presumibile che la quasi totalità delle domande di quest’anno sia già stata avanzata sia perché l’emergenza era più forte nei mesi passati e sia perché solitamente i primi mesi dell’anno sono quelli più affollati dato che è in quel periodo che si ha a disposizione l’Isee che serve per fare la domanda. Considerando anche il fatto che le domande arrivate dopo gennaio fanno scendere progressivamente la spesa sull’anno, la stima aggiornata ad oggi dell’Inps parla di una platea di circa 3 milioni di beneficiari e di una spesa di 7 miliardi.

La spesa è sotto controllo

Il costo per lo Stato, come si diceva, sarà quest’anno di 7 miliardi. E per il 2021, quando le previsioni parlano di una platea fino a 3,5 milioni di persone, bisognerà mettere sul piatto più soldi. Non servirà poi spenderne di nuovi rispetto a quelli già messi a disposizione dell’Inps. Per quest’anno, infatti, ci sono 7 miliardi e 167 milioni. Fino ad ora, in base a un report che l’Inps ha inviato al ministero del Lavoro a fine settembre, sono stati spesi 5 miliardi e 335 milioni, pari a una media di 550 milioni al mese. Con il residuo, quindi, si potrà garantire l’importo pieno del reddito di cittadinanza a tutti i beneficiari. Stesso discorso per il prossimo anno. In cassa ci sono 7 miliardi e 391 milioni. Per una copertura totale la platea può arrivare fino a 3,7 milioni di beneficiari, ma le previsioni parlano oggi di un massimo di 3,5 milioni di beneficiari. In questo caso i soldi non solo basterebbero, ma potrebbero anche avanzare.

I nuovi poveri del Covid e la fine del reddito di emergenza

Il reddito di cittadinanza coprirà il fabbisogno della fascia della popolazione più povera. Per ottenere il reddito, infatti, bisogna avere un Isee inferiore a 9.360 euro annui e anche il reddito familiare ha una soglia molto bassa. Ci sono però i cosiddetti nuovi poveri, quelli che poveri lo sono diventati per colpa del virus. Per loro il Governo ha pensato al reddito di emergenza, un sostegno che varia tra 400 e 840 euro. Ma il 15 ottobre, tra meno di dieci giorni, si chiudono i termini per presentare le domande. Alcuni potranno ricorrere al cosiddetto Isee corrente, la misura voluta dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico per fotografare la situazione economica di una persona o di una famiglia in tempo reale e tirare così dentro anche chi ha perso il lavoro da poco o chi ha avuto una riduzione del 25% del proprio reddito. In questo modo alcuni potrebbero rientrare nei requisiti del reddito di cittadinanza, ricevendo un’integrazione di 500 euro invece che di 780 perché i cosiddetti nuovi poveri hanno solitamente una casa o dei risparmi in banca (i requisiti per il reddito di emergenza sono infatti meno stringenti rispetto a quelli del reddito di cittadinanza). Altri potranno usufruire della Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione. Ma tanti sono lavoratori autonomi e quindi niente Naspi per loro.

La coperta verrà meno per chi ha fatto domanda e ha ottenuto il reddito di emergenza, al netto di una situazione economica che nel frattempo potrebbe essere migliorata, mentre è praticamente nulla la possibilità che questa emergenza possa allargarsi. Lo dicono i numeri: il Rem è andato a 300mila famiglie, pari a 900mila beneficiari singoli. A disposizione ci sono 954,6 milioni. Ma è stata spesa la metà dei soldi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.