Covid, governatori delusi per la stretta di marzo

Pietro Salvatori
·Giornalista politico, Huffpost
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Stefano Bonaccini e Giovanni Toti (Photo: Ansa)
Stefano Bonaccini e Giovanni Toti (Photo: Ansa)

“Non ho ancora colto un cambio di passo in questo governo”. È Giovanni Toti, presidente della Liguria, a dare voce a tutta la frustrazione dei governatori dopo l’incontro con il governo. Al tavolo in videoconferenza con i ministri Roberto Speranza e Mariastella Gelmini le principali richieste avanzate dai presidenti delle Regioni sono state bocciate. Il tema principale è quello delle riaperture. Musei, cinema, palestre, ristoranti la sera secondo alcuni governatori potevano essere riaperti, con stringenti protocolli di sicurezza e controlli rafforzati, almeno in zona gialla. Un argomento avanzato anche dal toscano Eugenio Giani, che ieri ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Francesco Garofoli. Speranza ha confermato nella sostanza quel che aveva detto appena 24 ore prima in Parlamento: troppo presto per le riaperture, anche a fronte di dati sul contagio in risalita e al timore dell’incidenza delle varianti.

Anche la collega azzurra, sia pur latrice di posizioni più dialoganti sul tema, è stata chiara: “Il sistema a fasce verrà mantenuto - avrebbe comunicato ai presenti - Finora abbiamo scongiurato un lockdown generalizzato e questo deve essere l’obiettivo principale per le prossime settimane e per i prossimi mesi”. Nessuna riapertura imminente, il massimo che le Regioni sono riuscite a spuntare è un impegno a valutare passi per un allentamento non prima del 27 marzo, data di scadenza delle misure previste nell’ultimo decreto, ma più probabilmente dal 6 aprile, quando cesserà di avere effetto il dpcm in preparazione. Un periodo di tempo che coprirà le feste di Pasqua, sulle quali si è già accesa la lente sia del ministero della Salute sia del Comitato tecnico scientifico. “Si stanno valutando strette analoghe a quelle del periodo natalizio”, ha spiegato un fonte vicina al dossier. Tanto è bastato aff...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.