Covid, Guerra: "No alternative a chiusure, va ridotto rischio varianti"

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In Italia covid e varianti stanno circolando in modo diffuso, quindi non ci sono molte alternative alle "chiusure mirate e determinate". E' la riflessione di Ranieri Guerra, esperto italiano dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), mentre il governo ha approvato un nuovo decreto con misure valide da lunedì 15 marzo fino al 6 aprile. Misure che prevedono l'Italia in zona rossa a Pasqua.

"In Italia la situazione oggi è di circolazione abbastanza diffusa di Sars-CoV-2 e delle sue varianti che preoccupano, e c'è ancora un tasso di vaccinazione che varia a seconda del sistema in cui ci si trova. Credo che il Governo si stia orientando sulla base di queste valutazioni verso la strada di chiusure mirate e determinate dalla situazione epidemiologica e dal trend di evoluzione dei contagi, ma non mi sembra abbia grosse alternative, proprio perché la diffusione delle varianti è abbastanza estesa ed è difficile proporre una vaccinazione a tappeto in zone localizzate, vista anche la porosità dei confini regionali, evidente al di là del fatto che per norma dovrebbero essere fermi i movimenti fra regioni, ma credo sia uno stop poco rispettato", ha detto Guerra.

"Ovvio che, avendo in questo momento a disposizione i vaccini anti-Covid in misura limitata, bisogna ricorrere all'opzione di tirare su barriere ulteriori", spiega all'Adnkronos Salute, guardando alla fase che sta attraversando il Paese e al dibattito su una stretta a livello nazionale delle misure anti-contagio. "La logica è molto chiara: ci sono varianti che emergono anche per pressione evolutiva. E' evidente che, se non riesci a contenere l'epidemia e il virus circola, questo dà vita a varianti che competono con il ceppo selvaggio, evolvono e danno un vantaggio competitivo che fa sì che il contagio si diffonda con ancora maggiore rapidità. Dunque è una logica ovvia: o si aumentano le coperture vaccinali se si hanno i vaccini, o si bloccano i movimenti e si adottano restrizioni per rallentare la diffusione del virus e si prosegue con la campagna vaccinale sulla base delle disponibilità. Le varianti sono celeri, probabilmente più dannose in alcuni casi, non c'è tanto da aver fantasia".

"Lo vediamo in Germania - osserva Guerra - che ha allentato le restrizioni per un paio di giorni e sono ripartiti i contagi; lo vediamo in Italia dove, dopo un mese-un mese e mezzo di relativa stabilità, i numeri di Covid-19 stanno ripartendo in maniera importante; e lo vediamo anche in altri Paesi. Ma non lo vediamo in Uk, dove l'azione vaccinale è stata talmente potente che sono riusciti ad agire sul fattore coperture".

Per quanto riguarda la campagna messa in campo in Italia, "per farla decollare bisogna affrontare il problema logistica, ma credo che adesso si stia vedendo un grosso miglioramento - afferma l'esperto Oms - Ho visto gli ultimi numeri e mi sembra che sia cambiato il passo negli ultimi giorni".

Tornando alla strategia che si prospetta in questa fase di lotta a Covid-19, "il problema dunque è che: se noi in questa fase in cui non abbiamo dosi di vaccini in abbondanza, ma ancora numerate, facciamo correre il virus, ci troveremo domani - quando le dosi diventeranno sufficienti - con una diffusione del contagio elevata e il rischio che emergano ulteriori varianti che potrebbero dare problemi", prosegue Guerra nel suo ragionamento. "Abbiamo due fattori: il fattore blocchi e il fattore vaccino. Vanno giocati insieme a seconda della località in cui ci troviamo ad agire. Io circa un mese fa ho raccomandato molto di usare anche le dosi di riserva per fare azioni di vaccinazione reattiva, che è essa stessa una misura di contenimento: cioè andare a vaccinare tutti in quelle aree dove emergono le varianti più pericolose. Come si sarebbe dovuto fare anche in provincia di Perugia, dove peraltro circolava molto la variante brasiliana che è fra le più pericolose".

La combinazione dei due fattori ancora una volta "è cruciale. Questa strategia della vaccinazione che 'accerchia' l'area a rischio si può fare dove c'è una variante che emerge in numeri ancora gestibili. In questo contesto va intensificata la vaccinazione non solo dei fragili, ma anche delle persone che possono diventare veicoli del virus, quindi si deve immunizzare a tappeto nelle scuole, nei posti di lavoro, ovunque. E' un po' quel che si fa con i virus più pericolosi, come è successo con Ebola. La strategia della vaccinazione di contenimento è efficace - conclude- quando la localizzazione di certi virus e varianti si concentra in aree geografiche limitate".

E ora che la vaccinazione anti-Covid è cominciata, la domanda su quando si tornerà alla normalità, quando si potrà dire addio a mascherine e distanze fra le persone, diventa sempre più pressante. "Dopo che sarà completata la vaccinazione, avremo qualche mese in cui si dovrà verificare che le catene di trasmissione siano interrotte". Ma il ritorno alla vita di sempre "non sarà qualcosa che avverrà tutto insieme. Prevedo che sarà un ritorno progressivo alle attività normali, per settori e aree geografiche". Prova a guardare al futuro che ci aspetta Ranieri Guerra, esperto italiano dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

"Parte della normalità è riprendere i viaggi e l'interconnessione - evidenzia all'Adnkronos Salute - Questo avverrà prima" della fine delle campagne vaccinali, "con le precauzioni del caso e azioni di riduzione dei rischi. Anche lì ci saranno differenze". Per Guerra, però, più che chiedersi quando torneremo a come eravamo prima, andrebbe invertita la prospettiva. "Rigiro la questione: per me non vale la pena tornare esattamente a come eravamo prima. Sarebbe un'occasione persa. Mi spiego: dovremmo invece cogliere quello che è accaduto per ripensare a livello micro e macro alcuni aspetti. Ripensare all'importanza di gestire con una visione unitaria la salute umana, animale e dell'ambiente, muoverci in un'ottica di 'Planetary health', fondamentale per bloccare nuovi rischi epidemici in futuro. Altro tema che è venuto fuori con forza è quello delle disuguaglianze. Quindi, se mi dicessero che il mondo tornerà come prima, io direi che così perdiamo un'opportunità".

Quanto alla ripresa progressiva dei contatti e delle attività, Guerra osserva: "Non si può non guardare a tutta la problematica della sanità di frontiera; certo non si può 'sparare' su tutto ciò che si avvicina ai confini. Quindi sarà necessario che l'Ue affronti il problema, non potrà nascondersi su questo. La problematica transfrontaliera andrà affrontata dall'Europa nel suo insieme, così come dal resto del mondo. In questa situazione la logica nazionale è secondaria rispetto a quella europea, deve essere sovranazionale".

Su questo fronte l'Europa sembra voler provare a mettere in pratica le lezioni della pandemia, con un programma di finanziamenti (da oltre 9 miliardi di euro) da mettere in campo per il 2021-2027, 'EU4Health'. E' questa la linea pensata per ottenere l'obiettivo di un'Ue più sana e sicura. Fra i temi chiave a cui si guarda figurano dalla necessità di costruire sistemi sanitari resilienti alla necessità proprio di garantire prevenzione, preparazione, sorveglianza e risposta alle minacce sanitarie transfrontaliere.

Da questa pandemia, conclude l'eperto Oms, "non ci si salva da soli, ma insieme, in una logica solidaristica e partecipativa, di condivisione del vaccino come bene pubblico globale, come molto giustamente detto non solo dal mio direttore generale", Tedros Adhanom Ghebreyesus, "ma anche e soprattutto dal Papa".