Covid, il report: effetto varianti in Centro Italia, indici in salita

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
·3 minuto per la lettura

E' "stabile l'andamento della diffusione" del coronavirus in Italia, ad eccezione di alcune regioni del Centro. Sul fronte delle vaccinazioni, il confronto tra il numero dei punti vaccinali previsti per la fase 2, sulla base dei piani regionali, e i punti di somministrazione riportati nella dashboard del ministero della Salute, evidenzia "la presenza di numerosi punti vaccinali aggiuntivi in Lazio, Emilia Romagna e Veneto. E' auspicabile avere un monitoraggio dei nuovi punti vaccinali aggiuntivi nelle altre regioni in vista dell'avvio della vaccinazione di massa". E' quanto emerge dalla 40.esima puntata dell'Instant Report Covid-19 dell'Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell'Università Cattolica (Altems).

"Nelle ultime settimane - evidenzia Americo Cicchetti, direttore di Altems - si registra un andamento stabile del virus, segno di una attenzione ormai costante dei nostri concittadini e di una stabile convivenza con esso. Eppure, in alcune regioni soprattutto del Centro Italia si iniziano a vedere gli effetti delle varianti che fanno risalire alcuni indici".

"Siamo ormai certi che l'unico modo per vincere questa battaglia - prosegue - si basi su tre elementi: dosi di vaccino ampiamente disponibili, incremento della capacità vaccinale tramite una capillare organizzazione dei punti vaccinali sul territorio utilizzando tutte le 'reti' del sistema sanitario (compresi i medici di famiglia e le farmacie) e altre attivabili con l'aiuto delle forze del'ordine e dell'esercito, e la responsabilità di tutti nel tenere le distanze minime e la mascherina. Il monitoraggio sulla progressione della campagna vaccinale, verso il target dei 5,2 milioni di vaccinati entro il 31 marzo, purtroppo segna un rallentamento: siamo al 25% rispetto all'obiettivo finale".

Calano i dati di letalità e di mortalità per Covid in Italia, secondo quanto rileva l'Instant Report. Per quanto riguarda la letalità, ossia il rapporto decessi/positivi a Sars-CoV-2, nell'ultima settimana analizzata "la letalità grezza apparente, a livello nazionale, è pari al 3,76 per 1.000, in calo rispetto alla scorsa settimana analizzata (4,37 per 1.000)", si legge nel rapporto. "Nell'ultima settimana il dato più elevato si registra nella Valle d'Aosta, pari a 9,85 per 1.000, e in Friuli-Venezia Giulia, pari a 8,18 per 1.000, nonostante siano ben lontani dal valore massimo registrato a marzo", precisano gli esperti.

Quanto alla mortalità, ossia il rapporto decessi/popolazione, "nell'ultima settimana la mortalità grezza apparente, a livello nazionale, è pari a 3,07%, in calo rispetto alla scorsa settimana analizzata (3,75%). Il Friuli Venezia Giulia scende di poco sotto il valore soglia, registrando una mortalità grezza pari a 8,29%".

Al 15 febbraio 3 Regioni/Pa, ossia Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Umbria, hanno superato sia la soglia la critica per tasso di saturazione dei posti letto in terapia intensiva (30%) sia quella per tasso saturazione in area non critica (40%). Ed è l'Umbria, a livello nazionale, a registrare la più elevata pressione per tasso di saturazione dei letti sia in area non critica sia in terapia intensiva.

La fotografia scattata è rappresentata da un grafico suddiviso in 4 quadranti: nel primo si posizionano le Regioni che hanno superato sia la soglia relativa al tasso di saturazione dei posti letto in terapia intensiva sia quella relativa al tasso di saturazione in area non critica; nel secondo le Regioni che superano solo la soglia relativa all'area non critica; nel terzo le Regioni non a rischio di sovraccarico; nel quarto le Regioni a rischio di sovraccarico relativamente alla sola terapia intensiva.

Al 15 febbraio, dunque, Marche, Bolzano e Umbria si collocano nel primo quadrante. Mentre "le restanti Regioni - si legge nel report - ad eccezione del Friuli Venezia Giulia (quarto quadrante), e dell'Abruzzo e della Pa di Trento che si posizionano sulla soglia del 30% relativamente alla saturazione delle terapie intensive, non sono a rischio di sovraccarico in nessuna delle due aree oggetto di valutazione, posizionandosi quindi nel terzo quadrante".