Covid, Ilaria Capua: "Le cose non vanno come dovrebbero andare"

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Ilaria Capua (photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images)
Ilaria Capua (photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images)

Non usa giri di parole Ilaria Capua, virologa e direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida. Ospite a Dimartedì su La7, l'esperta ha commentato così l'andamento dell'emergenza Covid-19 nel nostro Paese e la gestione delle vaccinazioni. 

"Lo scarso miglioramento dei dati sull’epidemia in Italia? Sono mortificata nel dire che le cose non vanno come dovrebbero andare. Si sono vaccinate le persone sbagliate, il vaccino non è arrivato pienamente laddove doveva arrivare. È come se di fronte a una recrudescenza del morbillo si vaccinassero gli adulti”. Capua ha parlato anche dell’alto numero dei decessi e dei ricoveri in terapia intensiva nell’ultima settimana, dati ancora molto preoccupanti, anche in vista delle riaperture previste dal 26 aprile. 

"Anziché avere il calo netto che auspicavo, e che era possibile, come abbiamo visto in altri Paesi, stiamo vedendo una lenta discesa, che è incoraggiante ma non è quello che mi aspettavo. Le riaperture del 26 aprile? Il rischio si può calcolare se si hanno i dati. L’approccio di Draghi è quello di vedere come si muovono i dati, che però devono essere reali. Come si può fare una previsione se i dati non sono reali, come quelli sulla mortalità e sui contagi? – continua la nota virologa – Quindi, è una situazione in evoluzione. Certo, se continuano a morire così tante persone e il contagio non si riduce significativamente, non sarà facile. A questo si aggiunge il problema di coloro che sono scettici verso alcuni vaccini. Questo sicuramente peggiora le cose, quindi ci vuole uno sforzo in più per arrivare a quel risultato minimo che ci permetterà di aprire almeno qualcosa".

E sulle riaperture die locali, Ilaria Capua afferma: "Abbiamo dati scientifici che dimostrano che il virus rimane nell’aria, come il fumo di sigaretta che viene emesso da un fumatore in un luogo chiuso e che rimane a mezz’aria. Questo vale soprattutto per alcuni soggetti, i cosiddetti super-diffusori, che eliminano grandi quantitativi di virus. Se questi soggetti si trovano senza mascherina in un luogo chiuso, producono l’effetto ‘fumo di sigaretta’ se non si arieggia il locale. Quindi, tutto il ragionamento sui tavolini all’aperto ha senso".

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