Covid, immunologo: "Tracce virus al supermarket? Rischi bassissimi"

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"Non è sorprendente trovare tracce di materiale genetico del coronavirus Sars-CoV-2 su oggetti di uso comune, però non deve essere vista come una cosa preoccupante, perché avere materiale genetico su una superficie non vuol dire che ci sia il virus vivo. Uno studio degli statunitensi Cdc", Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie, "qualche giorno fa riportava l'entità del rischio di contagio in questa modalità. Un rischio teorico: la possibilità di infezione da contatto con una superficie contaminata era data come minore di 1 su 10mila". A sottolinearlo all'Adnkronos Salute è Mario Clerici, docente di immunologia dell'università degli Studi di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi.

Fin dall'inizio della pandemia si discute sulle diverse fonti del contagio da Sars-CoV-2, ma quella respiratoria resta la 'via regina', segnalano gli esperti. La contaminazione delle superfici è tornata sotto i riflettori dopo che sono stati resi noti i risultati di una campagna di controlli condotti dai carabinieri del Nas, dai quali sono emerse anche positività alla presenza di materiale genetico del virus in 18 casi. Tracce intercettate su carrelli e cestini, sui tasti delle bilance e sulle tastiere per il pagamento con bancomat e carte di credito (Pos), e così via.

"Ma il virus fuori dal nostro corpo è molto labile e fragile. E va precisato che ci si contagia solo se si entra a contatto con il virus vivo, non con pezzetti del suo materiale genetico. Su un tavolo, su un tasto, su una banconota, il virus muore nel giro di poco. Se esposto a una temperatura alta, ai raggi solari, a un ambiente secco, non sopravvive a lungo. Non c'è da preoccuparsi", evidenzia Clerici.

All'inizio della pandemia, ricorda l'immunologo, "si è pensato di tutto, non sapevamo nulla di questo patogeno e sono state esplorate tutte le eventuali modalità di contagio. Si pensava a una possibile trasmissione attraverso le superfici, ma poi si è visto che non sono un pericolo così grande. Quando non sai, però, eccedi in cautela: allora si spinse molto sull'uso dei guanti, nei primi tempi si disinfettavano le strade e tutte le superfici, non sapevamo che il contagio da contatto con oggetti è episodico. Quindi molti eccessi di cautela si è capito che non avevano senso e si è smesso di disinfettare per esempio le strade".

Servono comunque precauzioni, come indossare i guanti al supermercato? "Si può fare - ragiona Clerici - ma è un eccesso di sicurezza. E ha una logica più perché magari incontri qualcuno, gli dai la mano e poi ti gratti il naso, che non per evitare la trasmissione attraverso le superfici".

Se c'è un rischio dentro i supermercati, "è più per i cassieri che sono costantemente esposti al contagio, in questo caso un contagio legato all'eventuale diffusione di goccioline infette - conclude l'esperto - Se c'è una categoria a rischio sono loro. Durante la prima ondata non hanno mai chiuso, e sarebbero da vaccinare subito come si è fatto coi medici. Non tanto perché maneggiano banconote o altri oggetti potenzialmente contaminati, ma appunto per il contatto con centinaia di persone al giorno che si avvicinano alla cassa, mettono la loro spesa sul nastro, devono aspettare che vengano battuti i prodotti per poi metterli nelle buste. E può succedere che qualcuno si abbassi la mascherina, starnutisca, parli al telefono. Quindi i cassieri sono potenzialmente esposti a molti rischi".