Covid in Italia, le zone e i soggetti più colpiti: numeri inquietanti

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(Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)
(Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)

Nel 2020 la mortalità in Italia è stata la più alta mai registrata dal Dopoguerra in poi. Ad evidenziarlo è il rapporto Istat-Iss sull'impatto del Covid in Italia, secondo il quale nell'anno della pandemia sono stati registrati complessivamente 746.146 decessi, 100.526 in più rispetto alla media 2015-2019 (15,6% di eccesso). 

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Considerando le variazioni nei tassi standardizzati di mortalità, poi, la mortalità ha registrato nel 2020 un aumento del 9%, rispetto alla media del quinquennio 2015-2019; le regioni che riportano aumenti significativamente più alti sono Piemonte, Valle D'Aosta, Lombardia e la Provincia autonoma di Trento.

La stima del contributo dei decessi Covid-19 alla mortalità generale conferma come l'impatto sia più marcato nel genere maschile. Si evidenzia inoltre come la fascia di età in cui si riscontra un'incidenza maggiore di decessi Covid-19 sui decessi totali sia la 65-79 anni, in questa classe un decesso su 5 è attribuibile al Covid-19. 

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Nel dettaglio, analizzando la diffusione del virus nei primi mesi del 2021 le Province con il maggior tasso di incidenza sono state quelle del versante Nord-orientale: Bologna, Gorizia, Forlì-Cesena, Udine, Rimini, Bolzano/Bozen. Molto bassa appare l'incidenza in alcune province della Sardegna (Sud Sardegna, Oristano, Sassari), in alcune Province della Calabria (Catanzaro, Cosenza, Crotone) e della Sicilia (Ragusa, Enna, Agrigento). 

Rispetto all'intero anno 2020, nei primi quattro mesi del 2021 l'impatto dei decessi per Covid-19 sui decessi totali è aumentato soprattutto nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno; questo accade sia perché è aumentata la capacità di rilevazione dei decessi Covid da parte delle Regioni sia per lo scenario di diffusione del virus che è notevolmente mutato interessando le regioni del Centro e del Mezzogiorno, le quali avevano registrato una scarsa presenza del virus nella prima ondata (marzo-maggio 2020). 

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Considerando le caratteristiche demografiche dei casi, nel primo quadrimestre 2021 si conferma un numero leggermente più elevato di persone di sesso femminile (51%, nell'intero 2020 52%); per quanto riguarda l'età, il 12% dei casi ha meno di 14 anni, il 17% ha una età compresa tra i 15 e i 29 anni, il 52% tra i 30 e i 64 anni, il 20% oltre i 65 anni. 

Appare evidente, dunque, un ulteriore calo in termini percentuali dei contagi registrati nei primi quattro mesi del 2021 della popolazione più anziana e un abbassamento dell'età dei casi segnalati: la classe di età 0-49 ora rappresenta il 58% dei casi segnalati rispetto al 52% dell'intero anno 2020. 

La classe di età mediana dei casi confermati di infezione da SARS-CoV-2 nei primi mesi del 2021 è scesa a 40-44 anni, mentre per quelli segnalati entro il 31 dicembre 2020 era 45-49 anni. Se si considera in particolare la classe di età degli over 80 anni i casi diagnosticati nel primo quadrimestre 2021 sono il 7%, inferiori rispetto alla percentuale del 2020 che era intorno al 10%.

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