Covid, in Lombardia il presente è un passato che non passa. Spettro lockdown

Luciana Matarese
·Giornalista
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Ambulanze in coda al pronto soccorso dell'Ospedale Fatebenefratelli a Milano, 29 ottobre 2020.ANSA/TOUATI (Photo: ANSA)
Ambulanze in coda al pronto soccorso dell'Ospedale Fatebenefratelli a Milano, 29 ottobre 2020.ANSA/TOUATI (Photo: ANSA)

Il via vai delle ambulanze, gli ospedali in affanno, i reparti di rianimazione sotto pressione. E poi i numeri dei contagi e dei morti ogni giorno più alti, gli infermieri che mancano, i medici in allarme. In Lombardia il presente è un passato che non passa, segnato dal timore che la seconda ondata di Covid19 possa diventare come la prima. Oggi sono stati individuati 7.339 casi (a fronte di 42.684 tamponi), tra Milano e hinterland altre 3.211 persone sono risultate positive. Dei 24.991 nuovi positivi registrati ieri nel Paese 7.558 (circa il 30%) sono stati rilevati in quella che resta la regione più colpita dal virus. Quarantunomila i tamponi effettuati, 47 i morti. In aumento i ricoveri ordinari (+357, per un totale di 3.072) e in terapia intensiva (+21, per un totale di 291). E l’Azienda regionale emergenza urgenza ha segnalato “situazioni critiche di iperafflusso” per 7 ospedali: l’IRCCS Policlinico di Milano, IRCCS San Raffaele, l’Ospedale Sacco, gli Ospedali San Carlo e San Paolo di Milano e quelli di Cernusco, di Saronno e di Rho.

Dopo i mesi critici dell’epidemia che ha colto di sorpresa il mondo intero, negli occhi ancora i camion dell’esercito che portano via da Bergamo le bare dei morti, si era detto “Mai più”. E giù rassicurazioni sugli ospedali più preparati, le strutture pronte, i medici e gli infermieri reclutati, l’efficienza del sistema sanitario, la prontezza di riflessi di una regione provata, ma ormai capace di gestire la situazione. E invece. L’epicentro della crisi si è spostato, ma il livello è rimasto inalterato, da Bergamo Brescia Cremona Lodi e Piacenza il virus ora è concentrato su Milano. Il consulente del Ministro della Salute, Walter Ricciardi, ha invocato un lockdown mirato, il sindaco Beppe Sala ha scritto al ministro Roberto Speranza che ha acceso un focus sulla città. In tantissimi, analisti e commentatori per primi, erano pronti a scommettere che mai la Lombardia sarebbe ripiombata nella situazione in cui il virus l’aveva precipitata nei mesi dell’emergenza. Avrebbero perso. Ogni giorno col bollettino dei numeri si ripropone l’interrogativo: com’è stato possibile? Quasi fosse un mistero. Ma era poi proprio inimmaginabile?

Per l’infettivologo Massimo Galli, responsabile del reparto di malattie infettive dellospedale Sacco di Milano, in questa che viene definita seconda ondata” c’è stata una pesante sottovalutazione anche da parte della Regione e del Governo”.

E adesso “il tempo che abbiamo davanti a noi per capire se si riuscirà a invertire la tendenza è poco”. Vale per la Lombardia, vale per l’Italia. “Un paio di settimane al massimo” poi bisognerà assumere “provvedimenti drastici, come ha fatto la Francia”. Chiusura generale? “Nessuna opzione può essere esclusa”, considera Galli. E di certo “è incontrovertibile che il lockdown generale, che tutti riteniamo una iattura, abbia funzionato”. Ma perché la Lombardia è ancora la regione più colpita del Paese? “Tecnicamente è quella che ha mantenuto il tasso più alto di virus anche dopo la riapertura”. E però, per l’infettivologo, “la domanda andrebbe rivolta alla Regione e al Governo”. Che significa? Galli cita l’estate - e tornano alla mente la movida serale, gli assembramenti in discoteca, i rientri dalle vacanze, le falle nei controlli - e tiene a rammentare la sua posizione “preoccupata, così come per la scelta di organizzare le elezioni e di riaprire le scuole in presenza”. Gli scienziati non sono stati ascoltati, insomma. “Si è deciso che il virus era ormai dietro le nostre spalle, tranne rare eccezioni tutti noi scienziati abbiamo lanciato segnali di allarme - sulla necessità di preparare adeguatamente gli ospedali, ad esempio - ma nessuno ci ha filato più di tanto e siamo di nuovo in una situazione estremamente seria. In Lombardia come in tutta Italia”.

Per l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, protagonista col Governatore, Attilio Fontana, della gestione della seconda come della prima ondata del Covid19, la situazione in cui si è ritrovata la Lombardia era inimmaginabile. E però, aggiunge, “basta guardarsi in giro per capire che siamo tutti nella stessa barca”. “In giro” sta per Spagna, Francia, Stati Uniti. “È il coronavirus, ragazzi, la situazione è complicata ovunque”, ripete. Però ci si aspettava che la Lombardia, proprio per il dramma vissuto da febbraio ad aprile, si facesse trovare più preparata. “Ma siamo pro attivi ed efficaci”, è la replica. Qualche giorno fa l’Ats di Milano ha segnalato che il tracciamento dei contagi è in tilt, i medici di base hanno denunciato di essere al collasso. Oggi Gallera dal suo profilo Facebook ha invitato ad avere fiducia e a non perdere la speranza. “Ci siamo rafforzati e strutturati fortemente - ha scritto - domeremo anche la seconda ondata”. Il triste primato della Lombardia anche in questa fase per contagi e ricoveri è questione di proporzioni, obietta l’assessore, e soprattutto dipende dal fatto che “noi, a differenza degli altri, facciamo più tamponi e quindi troviamo più positivi”, scandisce. I ricoverati: “se rapportati alla densità di popolazione i nostri numeri sono inferiori a quelli della Liguria, del Lazio, della Campania”. Quanto alle scelte compiute per fermare il contagio, “quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto - dice Gallera - nelle ultime settimane, per esempio, abbiamo anticipato noi le misure - penso alle chiusure anticipate di bar e locali - che poi il Governo ha adottato in tutto il Paese. L’unico modo per ridurre il contagio è il distanziamento”. A Milano scatterà il lockdown? “Dobbiamo valutare gli effetti del nuovo Dpcm - taglia corto Gallera - ovviamente insieme al Governo. Sappiamo che non c’è molto tempo, decideremo la settimana prossima”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.