Covid, Internisti: reparti vicini al collasso e medici allo stremo

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Roma, 28 ott. (askanews) - Reparti internistici vicini al collasso e medici allo stremo: serve un intervento urgente perché il Sistema Sanitario tenga e l'assistenza sia garantita a tutti i cittadini. E' l'appello dei medici della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI), con una lettera alle Istituzioni a firma del presidente Antonello Pietrangelo nella quale si sottolinea la forte preoccupazione degli specialisti della Medicina Interna, che dall'inizio della pandemia stanno combattendo in prima linea la dura battaglia contro il Covid-19. "Sono i medici internisti, a gestire il 70-80% dei pazienti Covid, nel silenzio dei propri ospedali e senza essere interpellati per offrire il proprio contributo nell'individuazione di interventi utili a migliorare la gestione dell'emergenza", ricorda Pietrangelo: "Oggi quanto temuto si sta purtroppo concretizzando: a differenza di quanto accaduto a marzo-aprile, alla curva epidemiologica in rapida crescita dei pazienti Covid si affianca ora quella fisiologica e stagionale dei pazienti cronici over 70, pluripatologici e fragili, non-Covid, che hanno ed avranno bisogno di accedere agli ospedali a causa di un aggravamento delle loro condizioni di salute legato all'inverno. I reparti di Medicina Interna nel periodo invernale sono da sempre affollati ed impegnati proprio a gestire pazienti anziani, fragili con multipatologie, ricoverati per polmonite. Questi reparti sono ormai già saturi". Per gli Internisti, dunque, "È necessario agire con tempestività, riorganizzare il Sistema e arginare al più presto il sovraffollamento, la mancanza di posti letti e di personale medico ed infermieristico con competenza multispecialistica, internistica, per gestire contemporaneamente le due curve: il focus non deve essere il virus ma il paziente Covid o non Covid, la persona nella sua complessità e fragilità. È tempo di introdurre soluzioni concrete per non negare l'assistenza a nessuno, né ora né tra qualche settimana, quando entrambe le curve epidemiologiche metteranno seriamente a rischio la tenuta del Sistema Sanitario senza differenze regionali".